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vero amore

Vero amore: vedere il nuovo nello stesso

Che cos’è il vero amore? Cerco risposte insieme a te, in un viaggio tra filosofia, psicologia e poesia.

Nella poesia “Silenzio in Liguria”, scritta nel 1922 e contenuta nella raccolta “Sentimento del Tempo” nel 1933, Giuseppe Ungaretti scriveva: 

“Il vero amore è come una finestra illuminata in una notte buia. Il vero amore è una quiete accesa.”

Mi sono svegliata una mattina chiedendomi: che cos’è, in fondo, l’amore?

Non ho l’illusione di poter realmente offrire una risposta definita a questo quesito esistenziale, ma ho pensato che qualcun*, come sempre, su google, mi avrebbe offerto degli spunti.

Se non sai una cosa cercala su google.

Anche se ad esempio non sai dove si trovano i tuoi calzini blu puoi cercarli lì, almeno secondo la mia generazione.

Una delle risposte che ho trovato appartiene allo psicologo Sternberg che definisce l’amore come il risultato di intimità, passione, decisione e impegno.

Estremamente razionale, ma probabilmente calzante.

Di certo suppongo che questa idea di amore necessiti di una ricerca costante di equilibrio tra questi elementi per non sfociare in un qualcosa che potrebbe definirsi “intimità alienante”.

Per avere intimità ci vuole anche vicinanza, sia emotiva che fisica?

Ci sono rapporti di intimità che sono alienati, e invece abbiamo rapporti di distanza che sono estremamente prossimi. 

Cogliamo quest’occasione per ripensare il senso della distanza e della presenza. 

E’ qui il segreto delle coppie che si amano. 

Per continuare ad amarsi nel tempo bisogna essere distanti anche quando si è vicini”, è il consiglio del filosofo ed intellettuale Massimo Recalcati.

Esiste una tradizione, ricorda sempre Recalcati, che vede nel desiderio una maledizione (come sosteneva Deleuze). 

Ma è proprio il desiderio a dare forza e spinta alla vita.

Esiste anche un ‘desiderio affermativo’, la felicità non è solo inquietudine.

(Quindi torniamo all’elemento “passione” come diceva Sternberg?)

La felicità, come scriveva S. Agostino, può essere il fatto di desiderare ciò che si ha.

Quindi, a questo punto, il desiderare torna ad assumere una valenza positiva.

Questa visione del desiderio in senso “affermativo”, potrebbe essere il segreto per non rimanere in una fuga frustrata per sempre, a rincorrere ciò che non si possiede.

Anche se poi, in realtà, mi viene da dire che l’amore non può e non potrà mai essere posseduto, così come le persone (anche se non a tutt* è chiaro questo concetto).

Nel vocabolario Treccani, l’amore è definito come “sentimento di viva affezione verso una persona che si manifesta come desiderio di procurare il suo bene e di ricercarne la compagnia”. 

Tornando allo psicologo Sternberg, l’amore sarebbe un mix tra una dose di confidenza e affinità, includendo un coinvolgimento fisico e sessuale (forse?). 

Si aggiunge a questo una sorta di progettualità con una componente fondamentale di impegno nel decidere di amare e la responsabilità di mantenere nel tempo la relazione.

Quindi la ricetta del vero amore sembra avere sempre più ingredienti: impegno, progettualità, intimità ma senza troppo vicinanza, distanza, desiderio affermativo, confidenza, affinità.

Sembrano davvero essere un sacco di cose.

Lo psicologo Maslow, noto per la teoria dei bisogni, descrive invece ben due tipi di amore:

 

-un amore adolescenziale, romantico ma immaturo, che si basa sul colmare i vuoti del proprio ego appoggiandosi sull’altr*, generando così dipendenza affettiva;

-un amore più maturo, che presuppone amore per sé stessi, in cui il rapporto dell’altro è un arricchimento, una completezza.

Balza subito all’occhio quanto “la scelta più sana e sensata” sia la seconda, ma in un certo senso, a molti di noi sembra anche la scelta più noiosa.

Dai, dì la verità, una parte di te l’ha pensato…

vero amore

Oltretutto, prima dell’amore c’è la fase dell’innamoramento e dietro l’amore c’è anche la chimica. 

Studi di neuroimaging hanno calcolato il tempo necessario per innamorarsi: solo 20 centesimi di secondo. 

Durante il corteggiamento sono rilasciate quantità massive di dopamina, un neurotrasmettitore che ci fa provare piacere ed euforia; nella successiva fase, l’innamoramento, i livelli di dopamina continuano ad aumentare, insieme ad altre due molecole, la noradrenalina e la feniletilamina, che possono causare insonnia e perdita di appetito. 

I livelli di serotonina si possono alterare, al punto da trasformare in un pensiero ossessivo la ricerca dell’altr*. 

Ecco perché spesso questa fase viene definita “fase cocaina”.

Dopo questo step si concretizza il mantenimento del legame: l’ormone ossitocina la fa da padrona, rinforzando i comportamenti di cura e attenzione verso l’altr* (ma ne ho già parlato ampiamente in questo mio precedente articolo).

Dopo un anno e mezzo o più, il cervello si trova in uno stato in cui l’idealizzazione dell’altr* lascia il posto ad una crescita congiunta e di accettazione delle differenze (finalmente), se la relazione è funzionale (e anche di questo ne ho parlato in un articolo al quale sono molto affezionata, leggilo qui).

La fine dell’idealizzazione dell’altr* però, se mal gestita, può generare anche la morte del desiderio sessuale.

Lo spiega benissimo lo scrittore Francesco Pacifico nel suo libro “Solo storie di sesso”:

“E’ verificato che, dopo aver sviluppato tre anni o più di relazione, la coppia ha qualcosa da opporre al valore indiscutibile della novità sessuale offerta da terz*.

Una volta che la novità sessuale è svanita nella coppia per ritrasferirsi nel mondo esterno, la necessità vitale di costruire un equilibrio sessuale tra l’attrattiva del mondo esterno e il bisogno del rapporto esclusivo richiede che si sostenga il rapporto con l’affetto.

Ricordiamo che agli albori di una relazione, la persona amata fa parte del mondo esterno, è il mondo esterno il brodo di novità sessuale entro cui si sviluppa la sua capacità di attrarre.

Quando la persona amata si lascia coltivare all’interno di una relazione, si scolla dalla pasta del mondo esterno per entrare nella nostra intimità; così perde la sua novità.

E’ questo il limite della coppia. Quando la passione si esaurisce, non sappiamo come riportare l’altra persona nel mondo, dove l’avevamo trovata.”

Come puoi vedere, non è poi così semplice (non che pensavo lo fosse) definire cosa sia il vero amore e che caratteristiche deve avere per essere definito tale, però, ritengo che una precisazione importante possa e debba essere fatta.

Come riconoscere quando non è vero amore.

Addirittura Tei?

Mi stai davvero dicendo che tu hai la verità in tasca e in due parole sai dirmi cosa non è vero amore?

Non proprio due parole, ma si.

Non è vero amore quando implica violenza (sia fisica che verbale), sofferenza profonda e mancanza di rispetto.

Ah ok… era così facile?

Si, era così “facile”.

Anche se purtroppo, ti assicuro, che per molte persone, quando ci si ritrovano dentro fino al collo, così facile non è riconoscere abusi e violenze, continuando invece a credere che quello sia amore.

Lo psicologo John Gottman sottolinea che i segnali di una relazione che non ha i valori dell’amore sono:

-una comunicazione autoreferenziale che esclude l’altro/a;

-disprezzo;

-critiche perpetuate non costruttive e non richieste;

-svalutazione della persona.

In questi casi è bene interrompere la relazione, per non incorrere in escalation negative che possano portare a tragici epiloghi come dimostrano i dati in aumento in relazione alla violenza di genere.

E’ importante che ti ricordi che, se non riesci da sol* ad uscire da una relazione abusante, esistono i CAV (centri antiviolenza) e puoi raggiungerli telefonicamente tramite il numero verde attivo 24h su 24h al 1522.

Online sui siti del Dipartimento per le pari opportunità e del “1522” trovi anche la “Mappatura 1522 dei CAV accreditati presso le rispettive Regioni.

In conclusione, non credo di essere riuscita in questo articolo a definire cosa sia il vero amore, ma ti lascio con altre parole, non mie, che magari ti aiuteranno a disegnare il tuo personale concetto di amore.

A mio avviso, i poeti sono quelle persone che sanno vedere nelle stesse cose del mondo realtà nuove, donando significati diversi a ciò che è conosciuto, e il vero amore non è appunto vedere il nuovo nello stesso, nel presente e in ogni singolo giorno a venire?

vero amore

“Amore è un fumo levato col fiato dei sospiri; purgato, è fuoco scintillante negli occhi degli amanti; turbato, un mare alimentato dalle loro lacrime. Che altro è esso? Una follia discreta quanto mai, fiele che strangola e dolcezza che sana.” 

“Ciò che v’è di noioso nell’amore, è il fatto che è un delitto in cui non si può fare a meno d’un complice.” 

“L’amore vero vuole il bene dell’amato.” 

“Ah, è un inferno essere amati da chi non ama né la felicità, né la vita, né se stesso, ma soltanto te!” 

“Capì che non solo ella gli era vicina, ma che ora non sapeva dove finiva lei e cominciava lui.” 

Che cos’è quindi il vero amore? Il sentimento per cui tutto accade, il perno attorno a cui tutto gira, “l’Amor che muove ‘l sol e l’altre stelle”. 

E’ vasto, sconfinato, infinito, inarrestabile, vivo. 

L’amore è di tutt*, nessun* esclus*, perciò tutt* possono parlarne: bambini, uomini, donne, persone non binarie, anziani e nessun* mai sbaglierebbe. 

Ha innumerevoli forme, sfumature e definizioni. 

Forse l’amore, al giorno d’oggi, è quasi un atto di ribellione, ferma opposizione contro il buio dell’indifferenza contemporanea. 

È qualcosa che sfugge alla razionalità, una dimensione esterna al mondo alla quale si giunge, quando si abbassa la guardia per lasciare entrare l’altr* mostrandoci finalmente vulnerabil*. 

Amare è contraddizione: la cosa più semplice ed elementare e, allo stesso tempo, la più complessa. 

Forza salvifica e distruttiva. “Odi et Amo”, scriveva Catullo. 

 

In fin dei conti, cosa sarebbe la nostra vita senza passioni? Forse non la si potrebbe nemmeno definire tale: “Dove non puoi amare non soffermarti” (Frida Khalo).

E per te cos’è l’amore?

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