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SEX REPORT: Squirting, se non lo vedi non significa che non esiste

Ho partecipato ad un workshop sullo squirting e ho capito che è possibile parlarne uscendo dalla solita logica performativa.

Martedì 23 maggio mi sono ritrovata con un gruppo di una ventina di sconosciut* a parlare di squirting ed è stato bellissimo.

Ma in che senso Tei?

Ok, ora ti racconto.

Tempo fa il mio compagno mi ha girato una locandina Facebook di un workshop organizzato da Casa Artemisia, un’associazione culturale in provincia di Mantova, che come titolo aveva “Amrita – Acqua della gioia: cerchio di consapevolezza sullo squirting”.

I suoi amici mantovani l’avevano pubblicato all’interno del loro gruppo whatsapp per scambiarsi battutine goliardiche imbarazzate.

Sono fortemente convinta che spesso, soprattutto se si tratta di tematiche legate alla sessualità, quando non si conosce una cosa, al posto di provare ad informarsi si preferisce buttare tutto sul ridere.

Ma perché invece non riusciamo ad ammettere che è assolutamente normale che alcune cose a noi sconosciute ci generino disagio ed imbarazzo, al posto di denigrarle in automatico?

Quello che non conosciamo ci fa paura, ma per fortuna oggi esistono mille strumenti per informarsi, per questo ritengo che “l’ignoranza” non abbia più scuse.

Sono rimasta subito attirata dalla locandina dell’evento. 

Mi sono detta: cioè Tei, si parla di squirting e tantra nella provincia mantovana e a farlo è un uomo?? Tu devi decisamente partecipare!

Così ho immediatamente contattato su Telegram uno dei due numeri di telefono per prenotare.

Le uniche indicazioni sono state: vestiti comodi, magari un tappetino, durerà circa tre ore, non è prevista nudità.

Ok, sono sempre più curiosa.

Tei, ma dicevi che il workshop era tenuto da un uomo quindi?

Si, esatto e il suo nome è Paolo Pallavidino.

Ideatore del MTGE, Massaggio Tantrico di Guarigione Emozionale, Paolo Pallavidino negli ultimi 7 anni ha accompagnato un gran numero di persone a lavorare su traumi e blocchi e ricontattare la propria energia vitale, creativa ed erotica. 

squirting

In collaborazione con altri professionisti ogni anno organizza e conduce seminari e workshop di crescita personale e sessualità cosciente.

(Mi ha parlato di un gruppo tutto al maschile per lavorare sulla propria area anale… adoro!!)

Lo devo assolutamente conoscere.

Ma come si svolge un workshop sullo squirting?

Arrivo puntuale alla sede di Casa Artemisia nel paese di Marcaria (Mn); all’indirizzo indicatomi trovo un portone che si apre su una splendida corte ricca di fiori e piante.

Un vero e proprio giardino segreto, con un non so che di magico e allo stesso tempo erotico.

Si entra nel primo edificio sulla destra dove dal piano terra si sale a quello superiore tramite una ripida scaletta, sbucando da una botola in legno.

Mi ritrovo davanti ad una ventina di facce sconosciute tra uomini e donne dai 20 fino ai 60 anni di età.

La varietà di persone è meravigliosa.

Ci accomodiamo per terra, in cerchio sul perimetro della stanza, senza scarpe, ogun* su un tappetino in attesa di cominciare.

Finalmente arriva Paolo, ha una “bella faccia”, sorridente, luminoso, ispira calma e fiducia.

Alcune persone lo conoscono già e hanno precedentemente partecipato a qualche suo workshop, insomma, uno decisamente referenziato.

Il workshop comincia con 5 minuti di meditazione su un sottofondo musicale, dove ogni persona prova a connettersi con il qui e ora, portando la presenza e cercando di onorare l’ambiente che sta occupando.

Una volta “atterrat* davvero” a Casa Artemisia, Paolo ci racconta che “squirting” non ha una vera e propria traduzione in italiano e questo già la dice lunga sul livello di consapevolezza che c’è su questo argomento nel nostro paese. 

Mentre, addirittura, in diverse popolazioni native è considerata una vera e propria pratica sacra. 

Quest’acqua misteriosa, che sgorga dal corpo femminile, ha per molt* origini mitologiche  ed è “il nettare dell’immortalità”, in sanscrito Amrita. 

squirting

Una persona di genere femminile, se in connessione con il proprio corpo e la propria energia erotica, può vivere questa esperienza unica e trasformativa, di profondo rilascio ed abbandono. 

Ed anche per il/la partner, poter accompagnare in questo “viaggio” diventa un atto di pura connessione e d’ascolto dell’altra persona.

Paolo aggiunge che c’è molta ignoranza e confusione in merito a questa pratica, tanto che viene spesso associata al semplice piacere sessuale e spettacolarizzata all’interno dei porno. 

Pur non demonizzando il porno mainstream che vivo come puro intrattenimento (e cioè quello che è), concordo assolutamente con lui.

In altri casi invece, quando avviene spontaneamente, c’è imbarazzo e difficoltà a parlarne col proprio compagno/a e, avvenendo spesso per puro caso, manca realmente la consapevolezza legata all’evento. 

Il workshop organizzato da Paolo non prevede nudità.

Lui ritiene che la forza del cerchio di condivisione, aperto a uomini e donne con esercizi e giochi di gruppo, ci consentirà di approfondire temi quali: presenza, ascolto, fiducia, arrendevolezza e guarigione.

A me sembrano tutte qualità che bisognerebbe portare nella propria vita sessuale, a te no?

Personalmente ho scritto un paio di articoli sullo squirting dove vengono anche analizzate le questioni più “tecniche” o le spiegazioni (semi)scientifiche, ma in fondo mi chiedo: alle persone interessa più come funziona lo squirting o il reale significato dell’esperienza a livello emotivo, emozionale, corporeo e personale?

Io credo decisamente la seconda.

Durante il workshop (che doveva durare 3 ore e ne è durate 4), si sono alternati momenti di condivisione verbali ad esercizi di coppia/gruppo mirati a lavorare sui temi quali appunto presenza, ascolto, fiducia e arrendevolezza.

Il sesso in fondo è fatto anche di estrema arrendevolezza.

Paolo ci spiega che se gli orgasmi (sia quello maschile che quello femminile) derivano da un movimento di “contrazione”, lo squirting è invece un rilascio.

Per far avvenire questo rilascio devono essere presenti una parte di energia femminile e una di energia maschile.

Questo però non si traduce con coppia etero o appunto per forza coppia.

Una persona da sola può sperimentare l’esperienza dello squirting mettendo in campo sia la propria energia maschile che femminile, stessa cosa può fare una coppia formata da due donne.

Rimango incredula di quanto, dopo pochissimo tempo, l’atmosfera all’interno del gruppo di consapevolezza sia intima e sicura.

Le persone prendono a turno l’oggetto al centro della stanza che serve per “chiedere la parola” e condividono senza vergogna e inibizioni le loro aspettative, le loro esperienze o i loro desideri.

Mi sento in una bolla bellissima che assomiglia tanto a come vorrei fosse il mondo quando si parla di sessualità.

Una varietà di storie, emozioni e voci diverse si sussegue.

Quasi tutt* hanno voglia di raccontarsi e si percepisce un gruppo dove ogni persona sta intraprendendo un viaggio dentro di sé.

Si Tei, tutto molto bello, ma quando si squirta?

Al seminario sullo squirting non si squirta, ma bensì si lavora sul preparare il terreno fertile (sia a livello emotivo che fisico) per cui questo possa avvenire.

“Lo squirting è prima nella testa, poi nel corpo.”

Non potrei essere più d’accordo con questa affermazione.

Paolo dedica una minima parte per spiegare effettivamente quali sono le “tecniche base” per stimolare la zona Cuv che dovrebbe generare questa famosa Acqua della gioia, ma sottolinea che è tutto molto relativo e soggettivo a livello di tecnica se prima non si lavora sullo sblocco emotivo.

Il corpo ha delle memorie e la stimolazione di determinati punti può suscitare emozioni contrastanti per le quali spesso non siamo pront*.

La sua è una visione decisamente energetica dello squirting, condivisibile o meno, ma mi piace.

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Ho iniziato a squirtare un anno fa circa per la prima volta e da allora ho quasi subito imparato a “controllare” il mio squirting.

L’insegnante ci racconta che a suo dire ogni persona di genere femminile ha una sorta di “interruttore” che le permette di darsi la possibilità di provare questa esperienza.

Aldilà del partner, della tecnica giusta o del fatto che io sia o meno da sola, effettivamente gestisco totalmente lo squirting e quando non desidero che avvenga, non succede.

Sono io che accendo e spengo quel rubinetto, in barba ad ogni tecnica.

Non tutte le donne presenti nel cerchio (e che hanno sperimentato lo squirting), hanno in realtà questo controllo.

Sarò solo “fortunata”? Sarò effettivamente più consapevole del mio corpo rispetto ad altre persone?

Questo non lo so, di sicuro da due anni a questa parte sto facendo un viaggio velocissimo all’interno di me stessa e della mia sessualità e non ho nessuna intenzione di fermarmi.

Cosa hai detto?… ah, vuoi dei consigli sullo squirting in base a quello che ho imparato al workshop?

Eccoti serviti i concetti fondamentali che ho imparato al cerchio di consapevolezza sullo squirting:

1.Mai avere come obiettivo quello di squirtare.

2.Uscire subito dall’ottica performativa del “ora faccio squirtare la mia partner (poi magari lo racconto anche agli amici). Il corpo e il piacere dell’altr* non sono una sfida, ma un atto d’amore, cura e rispetto aldilà della relazione esistente.

3.Lo squirting non è assolutamente pipì (ma questo, almeno io, lo sapevo già da un pezzo… tu no??)

4.Lo squirting può anche non piacere come sensazione fisica.

5.L’esperienza può essere talmente impattante emotivamente che può generare pianto, tristezza, euforia, risate, disagio, vergogna.

6.Se sei il/la partner che “fa squirtare” devi imparare a “stare”. Essere presente in qualsiasi momento e con qualsiasi reazione legata al forte rilascio emotivo va appreso con calma, apertura ed esperienza.

7.Non avere fretta e ricordati che il corpo, a volte, può avere dei traumi che non riusciamo a vedere, ne riconoscere.

8.Nel sesso ci vuole cura e “amore” sempre e comunque, anche quando lo stiamo facendo con una persona che non rivedremo mai più.

9.Riuscire a squirtare prevede un grado molto alto di arrendevolezza che non può arrivare così da un giorno all’altro e non può avvenire senza conoscere il proprio corpo e il proprio piacere.

10.Diffida dai/dalle partner che prendono il fatto di provare a farti squirtare come una sfida personale per il proprio piacere.

Il corpo è tuo e solo tu puoi decidere cosa “donare” all’altr* e quali limiti porre e porti.

11.Lo squirting è un dono, e come tale bisogna anche imparare a saperlo accogliere nel modo giusto.

12.Se non squirti non sei “meno” di chi riesce a farlo.

Il cerchio di consapevolezza sullo squirting è terminato a mezzanotte passata, sono tornata in hotel con un gran sorriso in volto, nuove splendide consapevolezze e una freccia spezzata in due (ma questa, è un’altra storia… che se non c’eri non puoi conoscere).

E tu, ti senti davvero pront* per squirtare?

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