SONO ANCHE SU PATREON

Ogni mese, attraverso PODCAST, RACCONTI EROTICI autobiografici, FOTO di nudo artistico, audio ASMR, ti accompagno in un viaggio nell’erotismo che ti permetterà di riconnetterti alle tue reali fantasie, per riaccendere il desiderio atrofizzato e viziato.

Ti faccio le domande giuste per aiutarti a risolvere le tue frustrazioni sessuali e relazionali, dando voce ai pensieri che non ti autorizzi a fare.

consenso

Consenso for dummies: cos’è davvero?

Mi piacerebbe tanto poterti dare molto in breve una definizione carina, sintetica e acchiappa like di cosa sia il consenso, ma non posso farlo.

Se cercassi chiarezza rispetto al significato della parola consenso rivolgendomi alla legge, otterrei una risposta diversa per ogni Stato.

Il dizionario da una definizione di “consenso” generale come di un “permesso”, ma rimane troppo sul generico, mentre io voglio parlare di consenso in relazione a uno specifico contesto sessuale perché, per quanto il sesso possa regalare immensa gioia, può anche riservare un’infinità di momenti traumatici e spaventosi.

Comunque, eccoti intanto la mia personale risposta riguardo al significato della parola consenso: nessuna persona è autorizzata a farti qualcosa che tu non desideri, e tu non hai l’autorizzazione a fare qualcosa che l’altr* non desidera.

Siccome è difficile capire cosa desiderano le persone, tutt* dovremmo chiederci e dirci spesso a vicenda cosa vogliamo e cosa no, per poi rispettare i desideri altrui.

Ah, era così semplice Tei?

Si, ma non è per niente finita qui.

No significa si?

Ti sei mai post* la domanda: perché nella nostra società spesso le persone sono convinte che in “camera da letto” no non vuol dire sempre e davvero no, ma spesso significa si?

Ora te lo spiego.

Se il Patriarcato fosse il tuo insegnante di educazione sessuale (e tu avessi una vulva), la prima ora di lezione andrebbe più o meno così:

1.La tua figa fa schifo quindi anche tu fai schifo e non meriti di ricevere amore.

2.Se hai voglia di fare sesso sei troia.

3.Se sei una troia il tuo valore è pari a zero (torna al punto 1).

4.L’atto sessuale è la moneta con cui ci si procura l’amore e il matrimonio (che è l’unica cosa a cui devi aspirare e ti darà il valore che ti manca).

5.Fai la timida, non fare mai la prima mossa e non accettare mai troppo facilmente un approccio, altrimenti verrai schedata come una troia (torna al punto 1) e non avrai più nessuna moneta di scambio da poter utilizzare.

6.Quando fai sesso il tuo piacere è totalmente irrilevante, anzi, se lo provi è perché sei una troia (torna al punto 1).

7.Dai priorità al piacere maschile sempre, fallo sentire figo ed evita qualsiasi conflitto, se no sei una troia (torna al punto 1).

8.Se qualcosa di quello che hai appena letto ti fa incazzare, allora sei isterica, precisamente una troia isterica (torna al punto 1).

Per tua sfortuna il Patriarcato è davvero l’insegnante di educazione sessuale che tutt* abbiamo avuto finora.

Le persone che hanno interiorizzato i “messaggi” che ho elencato sopra fanno le “timide”, anche quando il sesso lo desiderano, e questo può far si che sia possibile dire NO quando invece vorremmo dire SI, generando un’infinita serie di pessimi malintesi.

Personalmente anche a me in passato è capitato di dire di no quando volevo dire di si e “questa è la mia parte”.

Quando dico “la mia parte”, intendo che il contributo al rafforzamento della cultura dello stupro, in passato, l’ho messo anche io e me ne assumo le responsabilità in quanto persona dotata di vulva.

Detto questo però, è fondamentale per me ribadire il concetto: nessun* ha una “propria parte” di responsabilità se subisce uno stupro.

Questo non significa che le persone non abbiano potere decisionale nei loro atti sessuali, ma significa che questo fatto, spesso, è in relazione ai privilegi che si hanno.

Molte persone, purtroppo, commettono uno stupro in uno stato di piena consapevolezza del fatto che l’altr* non è consenziente, e quelle persone sono totalmente responsabili delle loro azioni.

Ok Tei e quale sarebbe la soluzione a tutto questo?

consenso

Una possibile soluzione sarebbe quella di annullare “l’iscrizione” al Patriarcato, disimparare l’educazione sessuale e affettiva (scarsa e sbagliata) che abbiamo ricevuto e iniziare a dire SI quando vogliamo dire SI e NO quando vogliamo dire NO.

Questa che sembra una cosa semplice, in realtà non è una scelta alla portata di chiunque.

Sia per mancanza di privilegi e/o potere decisionale in ambito sessuale, sia per via di traumi passati subiti.

Inoltre, a volte, questi meccanismi appresi sono un meccanismo di protezione dal pericolo fisico, emotivo, sociale.

E’ impossibile sapere in quali casi ci troviamo al sicuro quando diciamo di no ad un atto sessuale, dato che non sappiamo chi potrebbe farci del male se lo rifiutiam*.

Spesso, più banalmente, le ragioni per cui le persone dicono di si ad un atto sessuale anche quando non lo desiderano, sono legate al timore di “rovinare l’atmosfera”.

Ma sai cosa rovina davvero l’atmosfera? Fare sesso quando non lo desideri.

Quello che le persone secondo me devono capire è che parlare di consenso, piacere e limiti personali, non rende il sesso meno spontaneo o divertente.

Parla di quello che ti piace e non ti piace senza aver paura di ferire i sentimenti dell’altr* o di sembrare troia o stran*.

Eh, sembra facile Tei…

Dire cosa vuoi o non vuoi durante, prima e dopo il sesso, e chiedere all’altr* di fare lo stesso, è difficile, lo so.

E tu sai perché è così difficile parlare delle proprie esigenze e desideri in ambito sessuale? 

consenso

Proprio perché richiede l’annullamento dall’iscrizione all’educazione sessuale del maledetto Patriarcato!

Molte persone hanno più potere decisionale di quanto pensano.

L’imbarazzo non è realmente un ostacolo per fare del sesso fantastico e comunicativo.

Se riesci, cerca di metterci tutto il coraggio che puoi e pratica il consenso; se non riesci a farlo per te, fallo per le persone che davvero non hanno il privilegio, il potere decisionale o l’abilità di dire di no.

Il privilegio comporta l’obbligo morale di aiutare chi ha meno potere decisionale di te e, ogni volta che pratichi il consenso, contribuisci alla sua normalizzazione e diffusione.

Consenso, un esempio pratico

Immagina di star preparando un caffè per una persona.

Chiedi: ti va un caffè?

L’altr* ti risponde: oddio si, mi andrebbe molto! (Sai che ha di sicuro voglia di un caffè, non c’è dubbio).

Se invece risponde qualcosa come: Mmm, non saprei… (allora puoi preparare comunque un caffè, ma tieni presente che forse non lo berrà e se non lo beve non insistere).

Il solo fatto che tu abbia preparato un caffè per qualcun*, non significa che quella persona sia obbligata a berlo.

Se ti risponde in modo deciso “no grazie non mi va il caffè”, non preparare proprio sto benedetto caffè.

Un’altra cosa che potrebbe comunque succedere è che la persona risponda positivamente alla proposta del caffè e, quando glielo avrai preparato, non avrà più voglia di berlo. Anche in questo caso, non insistere.

Le persone cambiano idea ed è perfettamente sano e normale che questo avvenga.

Se una persona, per qualsiasi motivo, non è in grado di rispondere alla tua domanda “Lo vuoi un caffè?”

Beh, anche in questo caso, non prepararle nessun caffè.

Il modello del consenso entusiasta

Secondo il “modello del consenso entusiasta”, diventato popolare in America grazie al libro “Yes Means Yes!” (Friedman e Valenti), perché il consenso sia effettivo è necessario essere davvero presenti nel momento in cui stiamo facendo sesso con qualcun*.

“Questo comporta la necessità di vedere il/la partner sessuale non semplicemente come uno strumento per il nostro piacere, ma come un* collaboratore/trice a noi pari, altrettanto umano e importante, altrettanto fragile e altrettanto liber*.”

Il modello del consenso entusiasta prevede che tu debba comunicare attraverso conferme e negazioni esplicite per ogni nuova azione che ti accingi a compiere e, proprio per colpa di quel tipo di comunicazione che la famosa educazione sessuale citata poco sopra ha diffuso, tutto questo è così difficile da mettere in atto.

Può sembrare complesso appunto, ma ti assicuro che è meno impegnativo del lavoro emotivo che decidi di accollarti quando fingi ti stia piacendo qualcosa che in realtà non ti piace per niente.

L’imbarazzo che potresti provare è veramente la ragione per non rischiare di ferire qualcun*?

No.

E poi… chi cazzo è che può aver voglia di far sesso con qualcun* che non ha assolutamente voglia di farlo con lui/lei?

Risposta: uno stupratore.

Perché è esattamente questo ciò in cui ti trasformi quando non pratichi il consenso.

Non ci sono sfumature da interpretare.

Scopami

Anche se all’inizio ti sembrerà imbarazzante, ora non starò qui a suggerirti dei modi carini e sexy per chiedere o dare il consenso, perché ti basta rileggere da capo il mio articolo per capire che il punto non è rendere sexy il consenso.

Il consenso è già fottutamente sexy.

“L’erotismo non è solo questione di cosa si fa, ma di quanto sia intensa e piena la sensazione che proviamo nel farlo."

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