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Ti faccio le domande giuste per aiutarti a risolvere le tue frustrazioni sessuali e relazionali, dando voce ai pensieri che non ti autorizzi a fare.

raduno adulti consenzienti

Raduno degli adulti consenzienti 2023 (1 di 2) IMPARARE A DIRE STOP – LIMITI ED ESIGENZE NEL SESSO

Anche quest’anno ho deciso di ospitare a casa mia, nello specifico nel mio giardino, un evento denominato “il raduno degli adulti consenzienti” e questo non è altro che l’articolo 1 di 2 su ciò che è avvenuto durante quel magico weekend.

“Adulti consenzienti” è semplicemente il nome che ho iniziato più di un anno fa ad usare per le persone che mi seguono sia su Instagram, che su Telegram o Patreon.

In ogni caso, una regola non scritta per partecipare al raduno è quella di far parte del mio gruppo Telegram privato (a parte rare eccezioni che faccio per persone a me care).

Ancora non sai come si fa a far parte del mio gruppo Telegram? Per accedervi è necessario abbonarsi (almeno) al livello Basic del mio canale Patreon (3euro/mese).

Puoi abbonarti qui.

Dal primo anno il raduno è nato, in modo molto spontaneo e informale, dall’esigenza evidente di rendere meno virtuali i rapporti che si erano creati all’interno del gruppo e di poter vivere esperienze di crescita condivise.

Cosa succede durante un raduno degli adulti consenzienti? 

Succede che si imparano cose nuove, che ci si ama, si piange, si ride, si prova piacere fisico e mentale e succede che quando il raduno finisce, in qualche modo non si è più gli stessi e le stesse di prima.

Dopo l’esperienza del primo anno (luglio 2022), ho deciso che in questa seconda edizione il raduno sarebbe stato incentrato su dei laboratori e delle esperienze ancora più impattanti a livello emotivo.

In base al periodo della mia vita che sto attraversando, ho sentito l’esigenza di maggiore intensità e questo è ciò che alla fine ho riversato in quel weekend di condivisione profonda.

Prima di passare al racconto reale di uno dei primi laboratori, vorrei capissi un po’ lo spirito con cui si partecipa ad un evento di questo tipo.

Il raduno degli adulti consenzienti è qualcosa di intimo, si dorme tutt* in tenda, si condividono i pasti, uno dei quali viene preparato insieme da tutte le persone presenti, come fosse parte dei laboratori.

Si può partecipare in coppia, singolarmente o addirittura portarsi dietro anche i figli (quest’anno cerano ben 3 bambini).

I laboratori e i workshop sono in un certo senso “obbligatori”, ma tutto quello che vivrai non devi poi per forza condividerlo ad alta voce con le altre persone.

Il raduno è fatto per persone introverse ed estroverse, timide ed espansive, di ogni genere, orientamento ed età, con qualsiasi tipo di esperienza.

E’ davvero un ritrovo inclusivo, accessibile a tutt* ed estremamente sex positive e non giudicante

raduno adulti consenzienti

Detto questo, sono sicura che nei due articoli che dedicherò a questo magico evento, non riuscirò a trasmetterti del tutto quanto sia stato intenso e bello per tutte le persone che vi hanno partecipato, ma ti prometto che proverò a farti arrivare almeno una minima parte della bellezza a cui abbiamo assistito in quei due giorni.

Tutte le persone partecipanti sono arrivate a casa mia il venerdì sera, hanno montato le loro tende sul prato e abbiamo poi iniziato a “scaldarci” un po’ con un’informale spaghettata sotto al portico, qualche chiacchiera, buon vino.

Nessun laboratorio o attività erano previsti per la prima sera, ma dal sabato mattina invece si è partiti a bomba.

Il secondo giorno, dopo colazione, ho fatto partire in sottofondo un brano musicale rilassante e abbiamo dato via al raduno vero e proprio.

Ci siamo messi in cerchio e (anche se molte persone si conoscevano già) ho chiesto a tutt* di presentarsi e di dire oltre al loro nome due cose: quale emozione provavano in quel momento e che aspettative avevano rispetto al weekend.

Al mio via ho chiesto alle persone di camminare lentamente e libere nello spazio sul prato e, quando se la sarebbero sentita, fermarsi davanti ad un* de* partecipanti e guardarl* negli occhi (eventualmente anche arrivare ad abbracciarsi se ci fosse stata la voglia).

Si ok Tei… tutto qui?

Hai mai provato a guardare davvero negli occhi un’altra persona? Soprattutto subito dopo che aveva espresso il suo stato d’animo di quel giorno ad alta voce.

E’ difficile e ti arrivano addosso un sacco di emozioni diverse, come un vero e proprio bombardamento.

Le emozioni che abbiamo portato in quello spazio sono state varie: rabbia, paura, indifferenza, curiosità, gioia, speranza…

Ai laboratori ha partecipato anche il mio partner (Jean), e ci credi se ti dico che anche per noi due è stato intenso e difficilissimo guardarci negli occhi?

Dopo soli due minuti c’erano già persone emotivamente provate da questo breve esercizio introduttivo.

Io no, io non piango in pubblico (mannaggia a me… prima o poi riuscirò ad abbattere anche questo mio blocco.)

Anche se un ostacolo credo di averlo superato.

Sono stata fiera di me per essere riuscita a “rimanere” nel pianto degli altri.

Ultimamente sono arrivata alla conclusione che forse mi fa sentire a disagio piangere in pubblico anche perché spesso, quando le altre persone piangono davanti a me, non so mai cosa fare e mi sento inutile.

Invece no, non sta volta.

Ho abbracciato più forte che potevo senza mai far mancare all’altra persona la mia forza e la mia stabilità, sono rimasta lì ad accogliere ogni singola lacrima che mi è stata donata come un grande albero dalle salde radici.

Fino a qualche anno fa non sarei stata assolutamente in grado di farlo.

Subito dopo la camminata, siamo entrat* nel vivo del raduno con il primo (ed unico) esercizio “pratico”.

Ho diviso le persone in gruppi da 3, per crearli non ho seguito nessun criterio in particolare se non quello di dividere le eventuali coppie presenti.

Ho pensato che questo esercizio sarebbe stato più efficace se messo in atto con persone con le quali non si ha un’intimità di tipo sessuale.

Non ho spiegato il senso dell’esercizio, inizialmente mi sono limitata ad istruire le persone solo su ciò che avrebbero dovuto fare di lì a breve.

Esercizio numero 1 “Imparare a dire stop” (le seguenti istruzioni sono esattamente quelle che ho letto quel giorno al raduno):

raduno adulti consenzienti

In ogni gruppo, a turno, una delle persone si stenderà a terra per ricevere e le altre invece useranno i loro indici o i loro pollici (o entrambi alternati) per esercitare delle pressioni crescenti in varie zone del corpo del* ricevente che nel frattempo sarà stes* a pancia in su con gli occhi chiusi o aperti, come preferisce.

Ovviamente, prima di cominciare, ogni ricevente dovrà far presente al suo gruppo se ha delle zone che sono assolutamente vietate per via di ferite, cicatrici, dolore cronico o altro.

Al mio via si comincerà con le pressioni alternate, tutt* insieme nel proprio gruppo senza un ordine preciso.

Ad ogni pressione il soggetto ricevente non potrà dire nulla se non STOP quando proverà del dolore.

Il resto saranno versi, vocalizzi, urli, sussurri.

Ognun* è liber* di usare il suono che preferisce per vocalizzare le sensazioni che prova durante il tocco e buttare fuori la pressione.

Se ci si sente bloccat* si può anche rimanere in totale silenzio, ma vi chiedo comunque di respirare e lasciare la bocca semichiusa e rilassata.

Al contrario potete anche urlare fortissimo che tanto qui in campagna non è un problema per nessuno.

Ciò che è importante è esprimere lo STOP quando raggiungete un limite.

Solo voi avete il controllo reale sul vostro corpo, nessuno decide al posto vostro.

Quando il richiedente dice STOP, entrambe le persone che toccano dovranno alzare le mani per qualche secondo e fermarsi per poi ricominciare cambiando di nuovo punto.

Sarò io a dirvi quando cambiare ricevente e proseguire.

L’obiettivo dell’esercizio è comunque testare i nostri limiti, quindi è cosa buona provare ad avvicinarci a quegli STOP cercando di uscire dalla nostra zona di confort e, quando proprio non reggiamo più, chiedere ad alta voce agli altri di fermarsi.

Ma attenzione, non è una gara, non siamo più brav* se diciamo meno stop di altr*.

In fase iniziale è concesso anche dire a chi tocca se può aumentare in generale il tipo di pressione se per noi è troppo lieve, così da concederci realmente la possibilità di testare quanto riusciamo a comunicare i nostri limiti.

Riflessioni post esercizio:

Come abbiamo potuto vedere dall’esercizio di gruppo che abbiamo appena fatto, esternare i nostri limiti (in questo caso fisici) sembra semplice, ma in realtà non lo è affatto.

Spesso abbiamo timore anche solo a far presente all’altr* che ci sta provocando dolore. Resistiamo, stringiamo i denti, ci chiudiamo, ci irrigidiamo.

Questo lo facciamo anche durante il sesso.

L’altra persona ci stimola in un modo che non è di nostro gradimento, ci da fastidio, ci provoca addirittura dolore o semplicemente ci fa solletico o non ci fa godere, eppure una parte di noi istintivamente cerca di resistere e non esprime il disagio, mentre l’altra sta pregando che il tutto finisca in fretta.

Tempo fa un ragazzo mi scrisse su Telegram che gli era capitato spesso che alcune donne gli stimolassero il glande subito dopo che era venuto e a lui dava fastidio. Si lamentava con me del fatto che comunque molte donne non conoscessero il piacere maschile.

Io gli ho fatto presente che in nessun caso dovremmo aspettarci che l’altra persona sappia cose sul piacere in generale o addirittura sul nostro corpo nello specifico, ma siamo noi a dover esternare i nostri limiti, gusti e preferenze.

Penso che in questi casi dovremmo tutt* fermarci, fare un bel respiro e chiederci per quale motivo stiamo facendo sesso.

Le motivazioni per le quali decidiamo di fare sesso con qualcun* in realtà sono molteplici e possono essere molte più di quelle che crediamo.

Variano da motivi di detenzione del potere, ricerca di conforto e affetto, bisogno di validazione esterna, semplice noia, desiderio di consolidare il legame, solitudine, puro intrattenimento.

Ma aldilà delle mille sfumature (alcune positive e altre meno) che possono esserci dietro alla scelta di fare sesso con qualcun*, tutto dovrebbe ruotare attorno al piacere e alle emozioni positive.

E, attenzione, piacere non significa per forza orgasmo e piacere non significa per forza assenza di dolore.

Il concetto di piacere è estremamente personale e decisamente vasto.

Per alcune persone, determinati tipi di dolore si legano al piacere o sono essi stessi piacere.

Sto pensando ovviamente ad alcune pratiche Bdsm.

Ma Bdsm a parte, non voglio in realtà divagare rispetto al tema principale di questa riflessione che voglio proporvi oggi.

Perché quando l’altra persona ci sta toccando a livello sessuale, temiamo di offenderla se la correggiamo, visto che ciò che sta facendo non ci sta dando piacere?

Perché l’altr* dovrebbe addirittura offendersi se quello che vogliamo è solo insegnargli come darci più piacere, guidarl* durante la scoperta del nostro corpo?

Uscire dalle logiche performative significa anche porsi in ascolto del piacere dell’altr*, saper donare mettendo da parte il proprio ego se ci viene detto che quello che stiamo facendo piacerebbe di più se fatto in un modo rispetto ad un altro.

Fare sesso in modo non performativo significa inoltre che non dobbiamo compiacere l’altr* solo perché ci viene raccontato, anche attraverso la pornografia mainstream, che tramite quella determinata pratica dovremmo provare molto piacere.

Il sesso non è un dovere e nessuna pratica sessuale dovrebbe essere obbligatoria o piacerti per forza perché “piace a tutti…”.

Vedi pratiche molto performative quali il deep troath, l’ingoio, lo squirting e tanto altro.

Nessun* può sapere cosa è meglio per te, cosa provi attraverso il tuo corpo, dove sono le tue zone erogene e quali sono i tuoi limiti.

Durante l’esercizio di prima avete detto molte volte stop o molto poche? Le persone sono state troppo delicate con il vostro corpo? Avete provato a chiedergli di aumentare la pressione per portarvi vicino al vostro limite massimo? Oppure vi è capitato di trattenere un urlo per non “disturbare”, per fare in modo che l’esercizio fosse piacevole per tutti i componenti del gruppo anche quando i/le riceventi eravate voi? Vi siete preoccupat* più del vostro corpo e delle vostre sensazioni ed emozioni o più di quelle degli altri?

Incentrare la sessualità su concetti lontani dalla performatività come ad esempio il piacere in senso più ampio, l’esplorazione del corpo altrui e la ricerca di una connessione più profonda aldilà del tipo di relazione, ci porta a scoprire che è sicuramente bello venire ma, capire che il sesso in realtà può essere gratificante anche senza un orgasmo, o aldilà dell’orgasmo, cambia il gioco perché mette completamente da parte le aspettative.

Il più delle volte, è proprio quel genere di aspettativa che mette l’orgasmo al centro dei tuoi obbiettivi quando fai sesso, che ti rende difficile il suo raggiungimento.

Le aspettative sono stressanti e trasformano l’orgasmo in una responsabilità che sentiamo di avere verso i nostri/le nostre partner, piuttosto che qualcosa di cui possiamo godere in prima persona e al limite donare all’altr* come semplice atto di condivisione.

Spesso possiamo esercitare così tanta pressione su noi stess* per compiacere il nostro/la nostra partner, che dimentichiamo che il sesso dovrebbe sempre regalarci piacere ed emozioni positive. 

Quando ci sentiamo più apert*, fiducios* e al sicuro nel sesso, ci scopriamo meno riservat*, più disinibit* e decisamente propositiv*. 

Questa fiducia ci aiuta a esplorare noi stess* e i nostri/le nostre partner più in profondità, trovando nuove modalità per eccitarci a vicenda ed essere creativ* in un modo che non sapevamo nemmeno esistere.

Di base il sesso è molto più della penetrazione o anche del raggiungimento dell’orgasmo. 

Il sesso è tutto quello che vuoi che sia.

“E ORA RACCONTATEMI LA VOSTRA ESPERIENZA CON QUESTO ESERCIZIO…”

Come vi siete sentiti? Cosa rifareste diversamente? Avete notato un’evoluzione dall’inizio dell’esercizio alla fine? Quando è stato il vostro turno di toccare il/la ricevente come vi siete post*?

Che aspettative, ansie, paure avevate?

Alla fine di questo impattante esercizio le reazioni sono state talmente varie e ricche di sfumature che sarebbe impossibile riassumertele qui in poche righe.

La vera bellezza è stata proprio il fatto di avere il privilegio di assistere a così tanta diversità umana.

Ogni persona che ha partecipato ha vissuto qualcosa di personale, non c’è stat* nessun* che ha provat* le stesse emozioni e sensazioni di qualcun altr*.

Il dolore sblocca e fa rivivere traumi, oppure, in certi casi, fa sentire addirittura al sicuro.

E a te il dolore cosa smuove? Come credi ti saresti sentit* dopo questa esperienza condivisa?

Pensi di essere in grado di comunicare all’altr* (nel modo giusto) quando la cosa che ti sta facendo non ti piace?

 

Ps ci sentiamo al prossimo articolo, dove ti racconterò la seconda parte del raduno e dove avrai la possibilità di leggere alcuni dei commenti delle persone che hanno partecipato quest’anno.

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