Il perdono può essere una risposta alla percezione di un’ingiustizia e implicare la riconciliazione.
Può essere un processo sia interno che esterno di risoluzione di un conflitto.
Tu ha cosa hai pensato subito quando hai letto la parola “perdono”?
(A parte canticchiarti in testa la canzone di Tiziano…)
Io la considero come un aspetto del processo del perdono, che si trasforma in “auto-perdono” quando si parla di riconciliazione interiore.
Il perdono è radicato in un contesto sociale in cui la riconciliazione consiste nel ripristinare la fiducia. Discutere della trasgressione è sia una via verso la riconciliazione, sia un ambito in cui le persone esprimono e spesso sperimentano il perdono.
La riconciliazione non è mai un obbligo e nemmeno il perdono lo è. Quindi la riconciliazione implica una decisione e la collaborazione dell’altra persona. Le persone decidono se, come e quando farlo.
A differenza del perdono, la riconciliazione richiede la collaborazione di entrambe le parti.
Il vantaggio della riconciliazione è che in genere riduce il divario di ingiustizia percepito dalla vittima. Questo spesso aumenta le probabilità di perdono, ma motiva anche la riconciliazione.
Io credo che se lo si desidera, si può perdonare senza riconciliarsi, ma non ci può però essere vera riconciliazione senza perdono.
Il perdono deve precedere la riconciliazione affinché essa sia efficace.
Il perdono è sempre necessario?
Ti dico già che la mia posizione riguardo a questa domanda protende per il no.
Il perdono non dipende dalla giustizia e la giustizia non è per forza funzionale ad esso, perché sono il sistema legale e la società ad amministrare la giustizia.
Il perdono riguarda la persona che perdona.
Aspetta che te lo riscrivo così lo rileggi: il perdono riguarda la persona che perdona.
Il perdono permette la riconciliazione interiore (come dicevo prima), che a sua volta permette il perdono verso le altre persone e può portare alla riconciliazione.
“Perdonare significa liberare un prigioniero e scoprire che quel prigioniero eri tu.”
Lewis B. Smedes
Che dici… ti risuona?
Esistono due modi principali per riconciliarsi.
Uno è la riconciliazione implicita, l’altro è quella esplicita. La riconciliazione implicita si verifica spesso in relazioni non problematiche, in cui il perdono avviene quasi automaticamente.
La riconciliazione esplicita, spesso favorita da percorsi di terapia, si verifica quando i/le partner lavorano insieme per riconciliarsi elaborando esplicitamente i problemi.
Come quando ti ho raccontato tempo fa su Instagram, che durante la terapia di coppia con il mio attuale partner, ci siamo “tolti a vicenda la pelle”, a forza di metterci a nudo uno di fronte all’altra.
Affinché si verifichi una riconciliazione esplicita, è necessario prima porre fine alle ostilità.
Dici niente Tei…
Se ci pensi è questo il motivo per cui ad esempio le nazioni dichiarano il cessate il fuoco e la tregua (si spera).
Solo se si raggiunge un accordo per porre fine alle ostilità si compiranno progressi verso la riconciliazione. Solo allora le parti potranno riunirsi.
Limitarsi a cessare le azioni ostili senza interagire non creerà fiducia.
Vuoi che te lo ripeta? No, lo so che hai letto bene ma fai finta di niente e ti stai fingendo morto come farebbe un opossum sul ciglio della strada.
Bisogna co-mu-ni-ca-re.
Non appena si verifica una violazione della tregua, le parti riprenderanno immediatamente il conflitto, questo è abbastanza ovvio. Per cui, un incontro pacifico in un posto neutrale come uno spazio di terapia è importante.
Ciò potrebbe richiedere l’intervento di una terza parte che funga da intermediario (un* terapista, un* consulente ecc).
Perché la riconciliazione sia possibile, quando le parti si incontreranno, entrambe dovranno comportarsi in modo rispettoso l’una nei confronti dell’altra. Dovrà esserci un’interazione positiva per continuare a costruire fiducia, altrimenti non si riuscirà ad andare oltre.
Il perdono nel matrimonio e nelle relazioni
Le offese interpersonali spesso rovinano le relazioni strette, su questo non c’è dubbio. Le relazioni non finiscono solo per via di tradimenti, come ti ho ampiamente raccontato nel mio articolo di qualche mese fa dal titolo
Il tradimento è sopravvalutato.
I conflitti possono avere un impatto considerevole sul nostro benessere sia psicologico che fisico e alcune persone sostengono che la felicità dipenda in larga misura dal modo in cui rispondiamo a tali esperienze difficili e dolorose e da come ci riprendiamo da esse.
Ecco, io sono una di queste persone.
Il perdono ha un aspetto diverso quando perdoniamo un* sconosciut* rispetto a una persona che amiamo o stimiamo e dipende sempre appunto dal tipo di relazione.
Molti ricercatori/ricercatrici e clinici sostengono che il perdono sia “un pilastro fondamentale di un matrimonio di successo” (Worthington, 1994).
Questa convinzione è alla base dello sviluppo di diversi interventi coniugali che enfatizzano il perdono, in particolare nel contesto dell’infedeltà coniugale (Gordon, Baucom e Snyder, 2005).
Effettivamente le evidenze scientifiche supportano questa visione, poiché il perdono è stato collegato a diversi costrutti chiave nell’ambito coniugale, tra cui la risoluzione dei conflitti e un maggiore impegno.
Ormai dovresti ben conoscere i miei numerosi kink e saprai che uno tra questi è l’etimologia delle parole.
Makrothumeo è una parola greca che significa perdonare. Il suo significato letterale è “abbi pazienza con me; dammi tempo”.
Sono assolutamente d’accordo sull’affermare che l’ingrediente principale per una riconciliazione efficace è di sicuro il tempo.
La capacità di perdonare e di chiedere perdono, contribuisce in modo significativo alla soddisfazione coniugale e viene spesso considerata uno dei fattori più importanti che incidono anche sulla longevità di una relazione.
Anche se sai cosa ne penso della durata come valore rispetto all’ambito relazionale. Ah, te lo sei perso? Scoprilo leggendo il mio articolo dal titolo Quanti e quali tipi di coppie esistono secondo la psicologia.
In ogni caso il perdono nelle relazioni di lunga data, è stato collegato alla qualità della relazione e all’empatia.
Fincham, Paleari e Regalia, in uno studio del 2002 hanno spiegato che le persone in relazioni strette e di supporto, avevano maggiori probabilità di essere empatiche e di provare meno emozioni negative
Ipotizzando anche che il perdono sia correlato ad alcune importanti capacità relazionali. Ad esempio, le persone che perdonano più facilmente potrebbero avere: una miglior gestione dello stress, strategie di regolazione delle emozioni più robuste, minore probabilità di offendere un* partner, il che potrebbe portare all’assenza di sensi di colpa e vergogna.
Anche il genere è correlato al perdono e diversi risultati indicano che le donne sono più indulgenti degli uomini (ad esempio, Exline, Baumeister, Bushman, Campbell e Finkel, 2004; Karremans et al., 2003).
(Sarà perché non ci hanno mai educate all’assertività instradandoci sin da piccole verso la compiacenza e quindi tendiamo a perdonare anche quando sarebbe meglio non farlo?)
Le trasgressioni, soprattutto se abbastanza gravi da compromettere una relazione, suscitano forti sentimenti negativi.
Sapevi che come esseri umani siamo anche istintivamente predisposti alla vendetta?
Ora anche tu stai già pensando che il giallo non è il tuo colore e la tutina di Uma Thurman in Kill Bill non ti donerà mai?
Il mio armocromista me la boccerebbe di sicuro!
Quando portiamo questa tendenza nelle relazioni intime, può assumere interessanti varianti se consideriamo che gli istinti vendicativi sono forti quanto il bisogno di sentirsi in sintonia con le altre persone.
Le trasgressioni degli accordi possono modificare gli obiettivi di una relazione.
Studi empirici sul perdono nelle relazioni
Frank Fincham e Julie Hall dell’Università di Buffalo e Steven Beach dell’Università della Georgia, hanno esaminato 17 studi empirici sul perdono nelle relazioni.
I partecipanti agli studi hanno riferito che i/le partner impegnat* nella cooperazione tendono a diventare competitiv* dopo il tradimento e a tenere il punteggio nelle discussioni, anziché cercare compromessi e godere della reciproca compagnia.
Anche il ricercatore J. Gottman ha scoperto che il senso di colpa e l’atteggiamento difensivo tendono a contribuire al deterioramento delle relazioni nel tempo.
Vabbè, questo lo sapevo anch’io.
Sebbene le persone abbiano una predisposizione all’empatia e alla compassione, assumere una prospettiva diversa e sintonizzarsi con gli altri richiede uno sforzo notevole. Nelle relazioni intime, praticare solo una forma di perdono “decisionale”, e quindi superficiale, per periodi prolungati, potrebbe portare a risentimento e diventare un ostacolo a una comunicazione efficace.
Con questo discorso arzigogolato voglio ribadire che il perdono non può sempre essere la risposta per chiunque e in qualsiasi situazione. Perché se non è reale e, come ho già scritto, collegato ad una riconciliazione sincera tra le parti, ti ci puoi pulire il… (continua tu).
Quando perdoniamo, non cambiamo in alcun modo il passato, ma influenziamo sicuramente il futuro.
Il perdono dopo il tradimento e l’adulterio
Nelle relazioni il perdono avviene come parte delle interazioni in corso e, in questo contesto, entramb* i/le partner sono a volte colpevoli o vittime.
Di conseguenza, la reciprocità assume un ruolo significativo e può influenzare le reazioni dei/delle partner a future offese.
Siccome ogni cosa che facciamo o diciamo è spesso una proiezione di noi stess*, è stato dimostrato che la capacità di scusarsi e di provare empatia è un buon predittore del perdono a livello individuale.
Praticare il perdono all’interno di una relazione dove è avvenuto un tradimento, ci mette necessariamente di fronte al pensiero legato al giudizio esterno.
Ti assicuro che nella maggioranza dei casi di infedeltà in cui il perdono non avviene, il motivo non è personale, ma molto più legato a ciò che penserebbero amici, parenti e familiari.
Ma tu cosa vuoi? Pensi che perdonare una persona che ti ha tradit* sia una debolezza o sinonimo di scarso amor proprio?
Io non lo so, perché non sono te e non conosco la tua storia. Ma fatti un favore, chiudi gli occhi e pensa un attimo con la tua testa, perché per assecondare le aspettative altrui c’è sempre tempo.
Il perdono può essere sia giusto che sbagliato, sia necessario che assolutamente facoltativo. Però può farti sentire meglio.
Quindi sta a te decidere come vuoi sentirti, perché c’è un’enorme differenza tra agire e reagire alle sensazioni lasciandosi trasportare dall’emotività.
(Se non fosse chiaro ti sto consigliando la prima: agire.)
Essendo arrivat* ormai alla fine di questo mio articolo, dovresti aver capito che il primo passo per riparare una relazione dopo un tradimento, è decidere di parlare della trasgressione stessa, della violazione dell’accordo.
Perché, numero uno – agire il perdono a scatola chiusa è impensabile, numero due – non sei Gesù.
Perdono: un esercizio utile
Se ora come ora ad esempio ti trovi in un periodo della tua vita in cui stai riflettendo se perdonare o meno una persona che ti ha fatto un torto, prenditi un po’ di tempo per te lontano da distrazioni e scrivi una banalissima lista dei pro e dei contro per valutare le ragioni razionali per cui potresti voler discutere la questione, o non discuterla; prepara un bilancio in cui i contro derivanti dall’avvio della discussione sono elencati da un lato e i benefici dall’altro.
Una volta completato il bilancio, aggiungi un asterisco per indicare quali ritieni siano le ragioni più importanti, pro e contro, da considerare, cosa si può modificare.
La riconciliazione in fondo, non è altro che un processo di guarigione di una relazione danneggiata.
A volte avrai bisogno di un chirurgo, altre di un ortopedico, altre ancora di un personal trainer.
Soprattutto quando è avvenuto un tradimento, la riconciliazione può avvenire senza che nessun* dei due/delle due partner perdoni l’altr*, ma il perdono di solito rende la riconciliazione più facile e duratura.
Infine, per riconciliarsi, la fiducia deve essere ricostruita instaurando nuovi comportamenti affidabili, resettando i vecchi (percepiti ormai come inaffidabili).
Tuttavia, per costruire la fiducia non basta semplicemente eliminare gli aspetti “negativi” e ripartire da zero. È necessario concentrarsi sulla costruzione di una reale e sincera volontà positiva delle parti coinvolte.
Bisogna essere pront* a valorizzare partner senza più svalutarl*.
Quando i partner si amano e desiderano riparare la loro relazione, è molto utile che possano parlarsi e indicare esplicitamente i modi in cui stanno valorizzando e non svalutando il partner (Worthington, 2004).