Nel suo libro “Childhood and Society” (1950), Erikson psicoanalista e professore ad Harvard, ha esaminato e mappato lo sviluppo personale degli esseri umani nel corso della loro vita, producendo quella che sarebbe diventata la teoria psicologica più popolare e influente sullo sviluppo umano.
Il suo modello, che include otto fasi di crescita psicosociale, sostituì la controversa teoria del nostro amato etero cis preferito Freud, incentrata sullo sviluppo psicosessuale.
A mio avviso, la cosa più importante della teoria di Erikson è che ogni fase, influenzata da fattori biologici, psicologici e sociali, è sequenziale: dalla nascita all’infanzia, dall’infanzia all’età adulta, dalla mezza età fino alla vecchiaia e alla morte.
A differenza di altre teorie, la trasformazione della personalità non si conclude con l’adolescenza ma, nascendo dal conflitto, continua fino alla conclusione della vita.
Quanto amo il tema del conflitto!!
Fasi dello sviluppo psicosociale
La teoria dello sviluppo psicosociale di Erik Erikson (1958, 1963) sostiene che la nostra personalità si sviluppi attraverso otto fasi, dall’infanzia alla vecchiaia.
In sintesi Erikson affermava che l’esperienza sociale è preziosa per tutta la vita e che ogni fase è riconoscibile dallo specifico conflitto che incontriamo tra i nostri bisogni psicologici e l’ambiente sociale circostante. Ci piace…
Per diventare persone pienamente funzionali e sicure all’interno della società, dobbiamo superare con successo ogni fase e risolvere i due stati conflittuali tipici di ogni singolo stadio.
Quando abbiamo successo, acquisiamo virtù umane fondamentali e una personalità sana; diventiamo persone equilibrate e maggiormente preparate ad affrontare le sfide che incontreremo sul nostro cammino.
E se falliamo Tei?
Il fallimento, d’altra parte, avrà sempre un profondo impatto sul nostro senso di sé e sulla nostra personalità. Generando un possibile senso di inadeguatezza.
La tabella che trovi qui sotto rappresenta gli otto stadi psicologici di Erikson e le tensioni più rilevanti in particolari fasi del ciclo di vita, così che tu possa farti un’idea più chiara di ciò di cui stiamo parlando.
Le fasce d’età riportate nella tabella, sono indicative delle fasi descritte da Erikson.
Gli otto stadi dello sviluppo secondo Erikson
Fiducia contro sfiducia
Nel modello di Erikson, l’infanzia è cruciale per il nostro sviluppo psicosociale. Durante i nostri primi 12 mesi, siamo incert* sul mondo in cui ci troviamo e dobbiamo sviluppare una fiducia di base.
Nella prima infanzia, l’essere umano dipende interamente da chi si prende cura di lui fornendogli calore, amore, stabilità e nutrimento.
Se il/la caregiver (o i caregivers) è affidabile e prevedibile, la persona acquisisce fiducia, un senso di sicurezza, altrimenti, se l’assistenza è incoerente e inaffidabile, la fiducia verrà meno.
Quando chi si prende cura di noi ci rifiuta, non riesce a soddisfare i nostri bisogni primari e secondari o è emotivamente distaccat*, potremmo concludere di non poter contare sugli adulti in generale.
Quindi, il fallimento nella prima fase porta allo sviluppo di paura, sfiducia, sospetto, ansia e alla convinzione che il mondo sia imprevedibile.
Tutto ciò può generare ansia e la convinzione di non avere alcun controllo o influenza sull’ambiente.
Tei ma cosa significa quindi non fallire?
Come sempre significa trovare la giusta via di mezzo. Un giusto equilibrio tra fiducia e sfiducia, significa rimanere apert* all’esperienza, pur essendo consapevol* dell’eventuale pericolo.
Anche la totale fiducia nel prossimo da parte di un bambino (e di un adulto), può risultare molto problematica, per questo ti parlo di giusto equilibrio.
Infine, il successo in questa prima fase significa crescere nella virtù della speranza che ci sarà sempre qualcun* nella nostra vita pront* a fornirci supporto, ascolto e aiuto.
Autonomia contro vergogna e dubbio
La seconda fase si concentra a partire dai 12 mesi fino ai 3 anni di età, quando acquisiamo indipendenza e una maggiore percezione di controllo sulle nostre capacità fisiche (Erikson, 1958, 1963).
In questo specifico periodo, genitori, insegnanti e tutori iniziano a dare ai bambini un certo grado di scelta, lasciandoli compiere azioni in autonomia.
Tutto questo porta il bambino a svilupparsi anche fisicamente, affermando la sua indipendenza, indossando vestiti che preferisce e giocando con i coetanei e coetanee.
L’acquisizione dell’uso del vasino è una tappa fondamentale, ad esempio, per apprendere il controllo fisico e per lo sviluppo dell’autonomia. Il controllo delle funzioni corporee e delle scelte semplici porta a un senso di potere personale, a sentimenti di autonomia, a una maggiore indipendenza e consapevolezza di poter sopravvivere nel mondo.
Ti pare poco? A me no.
In questa fase indovina un po’… i genitori, o caregivers in generale, dovrebbero incoraggiare il bambino a esplorare i propri limiti, senza forzarlo troppo ed evitando di criticarlo quando fallisce.
Ti stai già triggerando ripensando alla tua infanzia e a come i tuoi non sono mai riusciti ad esserti di supporto realmente?
La sensazione di sicurezza e fiducia che deriva da questa fase è centrale per i progressi successivi e ci aiuta a sviluppare una cosa fondamentale: la volontà.
Ma se invece veniamo criticat* e controllat* in modo eccessivo, o ci viene impedito di affermarci, potremmo sentirci incapaci di sopravvivere, privi di autostima ed eccessivamente dipendent* dalle altre persone.
Eh si, ho proprio detto “dipendent*”. Ti risuona?
Un giusto equilibrio tra vergogna, dubbio e autonomia è essenziale per la virtù della volontà e il bambino crescerà credendo di poter agire con reale intenzione, piuttosto che provare un senso di inadeguatezza e dubbio.
Iniziativa contro senso di colpa
Questa fase dello sviluppo si verifica durante la scuola materna, tra i 3 e i 6 anni. A questo punto del nostro sviluppo psicosociale, quando si verifica un conflitto tra iniziativa e senso di colpa, impariamo ad affermarci e solitamente iniziamo a dirigere il gioco.
Agli adulti spesso, il comportamento dei bambini appartenenti a questa fascia d’età, può sembrare troppo assertivo o addirittura aggressivo.
Ma se in questa fase veniamo eccessivamente limitat* in tale esplorazione – sia dal controllo genitoriale che da un aumento delle critiche – possiamo sviluppare un senso di colpa che ci accompagnerà per un sacco di tempo.
Cosa dici… anche questo senso di colpa ti risuona?
Se ad esempio in questo periodo gli adulti di riferimento ignorano le continue domande del bambino, il minore potrebbe iniziare a percepire sé stesso come un fastidio, inibendo le sue interazioni con gli altri.
Se invece abbiamo successo nella terza fase, impariamo a sentirci capac*, sicur* e in grado di usare la nostra iniziativa. Se falliamo, potremmo provare sensi di colpa e insicurezza e diventare meno propens* a porci come futuri leader.
Se la terza fase prosegue in modo positivo, ci aiuterà a sviluppare la virtù dello scopo, in contrapposizione al senso di colpa. Tuttavia, anche in questo caso, un equilibrio tra i due elementi, rimane comunque fondamentale.
Industriosità contro inferiorità
Nella quarta fase della teoria psicosociale di Erikson, che va dai 6 ai 12 anni (età scolare), siamo immersi in un mondo di istruzione, imparando a leggere, scrivere e risolvere enigmi matematici (Erikson, 1958, 1963).
Gli insegnanti svolgono un ruolo essenziale, aggiungendosi alla figura dei genitori. Allo stesso tempo però, il gruppo dei pari assume sempre più importanza nello sviluppo dell’autostima, e sentimenti di orgoglio emergono quando vengono svolti con successo i diversi compiti.
Se hai un figlio in età scolare come il mio, sai bene di cosa sto parlando.
Ottenere l’approvazione è un fattore motivante e impariamo presto ad associarlo alla dimostrazione di competenze specifiche apprezzate dai nostri coetanei e dagli adulti di riferimento.
In caso di successo, lo sviluppo porta alla virtù della competenza, mentre il fallimento può portare a un senso di inferiorità, in cui ci sentiamo incapaci di eseguire determinate abilità.
Hai presente la reazione automatica di risata nervosa che diversi bambini e bambine sviluppano in risposta all’imbarazzo che provano quando non riescono a portare a termine un compito? Ecco, nasce proprio in questa fase e può essere trascinata fino all’età adulta.
A me non è mai successo, ma ricordo quanto le risatine nervose di alcuni miei compagni di scuola, che sembrava volessero prendere in giro gli insegnanti, li indisponessero.
Ad oggi comprendo bene, quanto quella dei miei coetanei e coetanee, fosse solamente una reazione all’imbarazzo provato.
Nella quarta fase, se invece tutto va bene, iniziamo a credere nella nostra capacità di gestire situazioni esistenti e nuove. E anche imparare a fallire risulta un elemento cruciale nella nostra maturazione, portando allo sviluppo della modestia, mentre il successo soddisfa il nostro bisogno psicologico fondamentale di provare sentimenti di competenza.
Anche il senso di modestia comunque per me ha fatto davvero troppi danni e ritengo che nel nostro paese in particolare sia troppo osannato.
Identità e contestazione contro diffusione di identità
Gli anni dell’adolescenza possono essere spaventosi e scoraggianti, sia per i minori che per i genitori.
Nuove opportunità, esperienze e cambiamenti nel corpo e nella mente sono cruciali per la nostra percezione di chi siamo e hanno un’influenza importante sui nostri anni adulti.
La quinta fase va dai 12 ai 20 anni, ed offre un’esplorazione preziosa e approfondita di convinzioni, obiettivi e valori, mentre si ricerca l’identità personale e il senso di sé.
Robetta insomma.
La transizione tra l’infanzia e l’età adulta è cruciale. Diventiamo sempre più indipendenti e iniziamo a interrogarci riguardo il nostro posto nella società.
Secondo Erikson (1963), la quinta fase dello sviluppo psicosociale si situa “ tra la moralità appresa dal bambino e l’etica che deve essere sviluppata dall’adulto ”.
I giovani adulti in questa fase riflettono sui ruoli che potrebbero assumere una volta raggiunta la maturità, anche sessualmente, man mano che la loro immagine corporea si trasforma.
Vuoi sapere a cosa porta il successo in questa fase? Alla convinzione di rimanere fedeli a sé stess*, che si esprime nella virtù della fedeltà e della coerenza .
L’identità in fondo non è altro che il risultato di continue esplorazioni da parte dell’individuo.
Per questo motivo fare esperienze è così importante, anche e soprattutto in ambito relazionale e sessuale.
Con l’adeguato incoraggiamento e rinforzo, in questa fase, ci muoviamo verso una crescente indipendenza e un più forte senso di controllo e di sé.
Chi sono? Cosa voglio fare da grande?
Quando si fa troppa fatica a trovare una risposta a tali domande esistenziali, tutto si traduce in confusione e in scarsa autostima.
Questo fallimento non può che portare ad un forte senso di insicurezza sul nostro futuro e sul nostro posto nel mondo.
La fedeltà di cui parla Erikson, invece, non è altro che l’allineamento con gli standard e le aspettative del gruppo sociale a cui l’individuo appartiene.
In conclusione, l’identità ci fornisce un senso di sé integrato, evitando crisi di identità, che potrebbero accompagnarci per tutta la vita, orientando il nostro comportamento e le nostre credenze.
Intimità e solidarietà contro isolamento
Per Erikson la giovane età adulta si colloca tra i 20 e i 40 anni (esattamente dove mi trovo io oggi, nel 2025).
Durante questo periodo, possono sorgere conflitti importanti nel tentativo di stringere impegni a lungo termine al di fuori della famiglia.
I risultati positivi si traducono in relazioni sane e felici, sicure e durature, che sviluppano la virtù dell’amore.
Poi, mi viene da aggiungere secondo la mia visione, il significato che ogni persona associa al concetto di amore, è estremamente personale.
Secondo Erikson, la capacità di amare segna il successo finale della sesta fase, ovvero quando le relazioni sono significative e durature.
Mentre l’incapacità di creare legami appropriati o l’evitamento dell’intimità, può portare alla solitudine, a un senso di isolamento e, in alcuni casi, alla depressione.
La fase di intimità contro isolamento si basa sul successo o sul fallimento della fase cinque. Dopotutto, un forte senso di identità personale è fondamentale per sviluppare relazioni intime soddisfacenti, non trovi?
Generatività contro stagnazione
La settima fase dello sviluppo psicosociale si verifica tra i 40 e i 65 anni di età.
In questo stadio dello sviluppo mostriamo il nostro bisogno di longevità, non necessariamente in senso fisico, ma come continuazione della vita nei nostri figli o come impatto a lungo termine del nostro operato.
Vogliamo lasciare un segno nel mondo, coltivare ciò che ci sopravviverà.
Ti ci ritrovi?
Potremmo cercare modi per essere persone più produttive e preziose per la nostra società, ad esempio.
Il successo della settima fase è esemplificato dalla virtù della cura: la sensazione di essere utili nella vita, di aver realizzato qualcosa e di contribuire alla società.
Proviamo orgoglio per chi siamo diventat*, per ciò che abbiamo creato (che sia legato alla professione, alle relazioni interpersonali o ad altro).
Il fallimento di questa fase può portare l’individuo ad un profondo senso di crisi.
Se falliamo sentiamo di aver avuto un impatto minimo sul mondo, di non essere riuscit* a lasciare quel segno che volevamo. Potremmo quindi sentirci improduttiv*, disinteressat*, disillus* e disconness* dal mondo in cui viviamo.
Qui però sento di voler aggiungere un commento personale: la società della performance in cui viviamo, non aiuta le persone a riconoscere i loro veri “successi”, ma anzi le spinge a sentirsi sempre inadeguate.
Per cui, fermati un attimo e respira, che stai andando benissimo così.
Integrità dell’io contro disperazione
Come ti ho raccontato all’inizio di questo articolo, a differenza delle teorie precedenti, il modello di Erikson copre l’intera vita “dalla culla alla tomba”.
Per cui, la fase finale del nostro sviluppo psicosociale (la numero otto) va dai 65 anni fino alla morte, ed è nota come maturità.
Questa fase è di riflessione.
Rallentiamo (finalmente) e siamo meno produttiv*, passando il tempo a fare bilanci e pensando al passato.
Il successo di questa fase… rullo di tamburi (ma già so che lo sai)… risiede nella convinzione di aver raggiunto gli obiettivi e trovato la “felicità”, che porta al senso di integrità.
Erikson lo descriveva come “un senso di coerenza e completezza”.
In teoria dovremmo essere pront* ad affrontare la nostra fine con un senso di pace.
Non so, per come mi conosco io, mai del tutto soddisfatta del mio operato, la vedo dura.
Il successo dell’ottava fase, conduce quindi alla virtù della saggezza.
Ora mi sto visualizzando non so perché, con una lunga barba bianca.
Il fallimento, invece, può essere vissuto come disperazione e rimpianto per cose non fatte, non completate, non dette.
Ci potrebbe accompagnare anche la paura di giungere alla fine della nostra vita senza la sensazione di aver vissuto pienamente.
Prima di arrivare alla conclusione di questo articolo fermati un attimo con me, bevi un bicchiere d’acqua e, se ti sembra di non star vivendo al massimo la tua vita relazionale e sessuale, mandami una mail e prenota la tua prima consulenza.
Io posso aiutarti a fare chiarezza per ottenere gli strumenti utili a raggiungere ciò che hai sempre voluto.
Critiche alla teoria di Erikson
Alcune critiche personali te le ho già infilate qua e là all’interno dell’articolo che hai appena letto e, voglio dire, parliamo pur sempre di una teoria nata negli anni cinquanta, per cui è assolutamente comprensibile che oggi, per alcuni aspetti appaia criticabile.
Ma, a mio avviso, è ancora estremamente attuale.
Personalmente penso un paio di cose che ti aggiungo qui di seguito:
Le fasi potrebbero non essere sequenziali o svolgersi nell’ordine descritto da Erikson.
L’intervallo di età per ogni fase potrebbe non essere proprio quello.
L’ottavo stadio suggerisce un passaggio dall’attività alla passività, ma diverse persone sono molto attive anche in età avanzata (o anzi lo diventano).
(In questa cosa che stai per leggere ci credo fermamente.)
La ricerca della propria identità può avvenire più volte nel corso della vita, e non solo durante l’adolescenza.
Il concetto di successo è sempre relativo e molto personale (così come quello di amore) e varia da persona a persona, da cultura a cultura.