Con il consenso della mia cliente che chiamerò per comodità Lucia, userò alcuni dettagli della sua storia per farti comprendere al meglio come funzionano gli schemi relazionali o pattern e perché possono essere così nocivi.
Lucia, 34 anni, eterosessuale, si è rivolta a me mesi fa per iniziare un percorso di consulenza, in un periodo della sua vita in cui si sentiva affranta e priva di speranze rispetto a ciò che il mondo del dating avesse da offrirle.
Dopo mille delusioni si rendeva conto di aver perso ogni speranza di poter avere la relazione soddisfacente che aveva sempre sognato. Nella sua mente sapeva bene cosa desiderava, eppure finiva per scontrarsi sempre con una realtà ben diversa da quella delle sue fantasie.
La nostra prima seduta è iniziata con lei che mi ha raccontato nei dettagli il momento preciso in cui ha capito che doveva cambiare qualcosa nel suo modo di porsi per riuscire ad avere relazioni appaganti.
C’erano probabilmente schemi relazionali che continuava a ripetere, questo era ciò che si diceva, altrimenti il tutto non si riusciva a spiegare.
“Erano le 2 di notte di un giovedì e fissavo il telefono, aspettando che qualcuno che era stato troppo impegnato per rispondere per tre giorni di fila ai miei messaggi, si rendesse improvvisamente disponibile.
La mia migliore amica mi trovò così, con il mascara sbavato, una bottiglia di bianco vuota di fianco al divano, il telefono stretto come un’ancora di salvezza, e disse qualcosa che per me ha cambiato tutto: sai che non verrà, vero? Proprio come non è venuto l’ultimo, quello con cui uscivi prima di lui. E quello prima ancora.
Non è stata crudele, ma onesta. Anche se in quel momento avrei avuto bisogno solo di ricevere un abbraccio e all’inizio me la sono presa con lei per l’approccio ‘brutale’. Ma aveva ragione.
Seguivo degli schemi relazionali.
Il mio schema principale era quello prevedibile ed estenuante di scegliere uomini che mi dedicassero solo l’attenzione sufficiente per farmi rimanere fiduciosa, ma mai abbastanza per sentirmi sicura nella relazione.
E ogni volta che tutto andava a rotoli, mi dicevo: la prossima volta sarà diverso. La prossima volta vedrò i segnali prima, li saprò cogliere. La prossima volta mi proteggerò meglio.
Ma la volta successiva era sempre identica a quella precedente.”
Se quello che hai appena letto, anche con modalità differenti, ti suona molto familiare, non sei sfigat* con gli appuntamenti. Sei intrappolat* in schemi relazionali che, in quanto tali, possono essere compresi, affrontati e modificati.
Perché il tuo cervello scambia l’ansia per attrazione
Te lo dico subito: non ti ritrovi ripetutamente in situazioni simili perché hai pessime capacità di giudizio. Ci finisci perché il tuo sistema di attaccamento trova queste dinamiche familiari e il tuo cervello ha imparato a confondere l’incertezza con la chimica.
Boom!
Le nostre prime esperienze di attaccamento creano quelli che gli esperti chiamano “modelli operativi interni” delle relazioni. (Forse potrebbe interessarti leggere il mio articolo sugli stili di attaccamento dal titolo Attaccamento evitante: perché alcune persone non riescono ad impegnarsi nelle relazioni).
Questi modelli operano in gran parte al di fuori della consapevolezza conscia, eppure influenzano profondamente l’attrazione che sperimentiamo verso le altre persone, quali comportamenti tolleriamo e quali dinamiche relazionali consideriamo “normali”.
In sintesi, se le tue prime esperienze relazionali durante l’infanzia sono state caratterizzate da incoerenza, affetto a volte presente e a volte ritirato, allora le relazioni caratterizzate dall’ambiguità attiveranno il riconoscimento nel tuo sistema nervoso.
Non conforto, ma familiarità
Ed è qui che la neurochimica diventa davvero interessante… quando la disponibilità di qualcun* è incostante, ad esempio una persona che manda messaggi ininterrottamente per tre giorni e poi tace, è affettuosa dal vivo ma distante via messaggio: il cervello rilascia dopamina in risposta a questa imprevedibilità. Segnati questo termine chiave, “imprevedibilità”.
Finalmente ricevi un messaggio dopo ore di silenzio e i tuoi centri di ricompensa si attivano. Una persona mostra interesse dopo essersi allontanata e provi un autentico picco neurochimico.
Si tratta di un rinforzo intermittente, ampiamente studiato in psicologia comportamentale. La ricompensa imprevedibile crea un potente condizionamento che rende il comportamento difficile da interrompere, nonostante gli esiti negativi.
Stai pensando al fatto che sembra io stia descrivendo il funzionamento di una dipendenza? Beh, non sbagli.
Il tuo cervello inizia ad associare l’ansia dell’incertezza all’eccitazione dell’attrazione romantica.
Ecco perché le relazioni con partner costanti ed emotivamente disponibili a volte possono invece sembrarti “noiose” o prive di “farfalle nello stomaco”.
Ciò che stai sperimentando è l’assenza di risposte dopaminergiche indotte dall’ansia. Il tuo sistema nervoso è stato condizionato a interpretare l’attivazione dello stress come eccitazione romantica.
Ma respira, fermati un attimo e seguimi con attenzione: l’intensità non è intimità. L’ansia non è attrazione. Il caos non è chimica. Ciò crea una compulsione a ripetere, ovvero l’impulso inconscio a ricreare dinamiche relazionali familiari, spesso tentando di ottenere un risultato diverso rispetto alle esperienze iniziali.
I tre stili di attaccamento che ti bloccano nelle situazioni
Comprendere i modelli di attaccamento è fondamentale per interrompere i cicli relazionali. Ecco le dinamiche più comuni:
La trappola dell’ansia-evitamento
Un individuo con attaccamento ansioso, caratterizzato da una maggiore sensibilità al rifiuto e da un forte bisogno di rassicurazione, si associa ripetutamente a individui con attaccamento evitante che provano disagio nell’intimità emotiva e si ritirano sotto pressione relazionale.
La ricerca del partner ansioso attiva il ritiro del partner evitante. Il distanziamento del partner evitante intensifica la ricerca del partner ansioso.
Questo crea un circolo vizioso in cui nessuno dei due raggiunge la sicurezza, ma entrambi rimangono coinvolti nonostante la perenne tensione e sofferenza generata dalla relazione.
Il principio di familiarità
Se le tue esperienze di sviluppo hanno comportato imprevedibilità, allora è possibile che registrerai l’incertezza come territorio familiare.
Quando incontri un* potenziale partner costantemente disponibile ed emotivamente stabile, il tuo sistema nervoso potrebbe percepirlo come estraneo o addirittura minaccioso, perché contraddice il tuo modello operativo interno relativo a cosa significhi amare.
La dinamica di evitamento della vulnerabilità
Alcune persone scelgono inconsciamente partner emotivamente non disponibili proprio perché non possono offrire una vera intimità (ti consiglio di leggere bene e di nuovo la frase che hai appena letto).
Se nutri la profonda paura di essere completamente conosciut* o abbandonat* dopo che l’altr* ti avrà davvero “visto per ciò che sei”, probabilmente penserai che scegliere partner che non si impegnano ti proteggerà da questi esiti da te così temuti.
Cinque segnali che indicano che stai ripetendo gli stessi schemi relazionali
1. Ambiguità relazionale cronica
Ti ritrovi costantemente in relazioni che resistono a ogni definizione. C’è intimità emotiva e fisica, sono presenti contatti regolari, connessioni significative, ma i tentativi di chiarire lo stato di impegno vengono deviati o si traducono in risposte vaghe.
2. Cicli di rinforzo intermittenti
La relazione è caratterizzata da un comportamento incoerente: periodi di grande attenzione seguiti da ritiro, modelli di comunicazione che fluttuano in modo imprevedibile, piani fatti con entusiasmo e poi annullati, disponibilità emotiva che appare e scompare.
3. Investimento emotivo sproporzionato
Sei tu a dare inizio alla maggior parte dei contatti, a pianificare la maggioranza dei progetti, a svolgere praticamente tutto il lavoro emotivo. Sei apert* e vulnerabile mentre l’altr* rimane sulla difensiva. Adegui spesso i tuoi bisogni mentre l’altr* mantiene i suoi.
4. Razionalizzazione delle violazioni dei confini
Accetti comportamenti che violano i tuoi limiti dichiarati, fornendo spiegazioni sul perché siano comunque accettabili, tollerando comunicazioni incoerenti quando hai espresso la necessità di contatti regolari e accettando la mancanza di progressi nella relazione quando hai dichiarato i tuoi obiettivi.
5. Ti concentri sul potenziale piuttosto che sulla realtà
Sprechi energie mentali concentrandoti su chi questa persona potrebbe essere piuttosto che su chi è realmente. Interpreti un comportamento positivo occasionale come il suo “io autentico”, mentre respingi la costante indisponibilità come un fattore temporaneo.
Come interrompere i tuoi schemi relazionali
Purtroppo questa è una di quelle situazioni in cui la consapevolezza da sola non produce un cambiamento duraturo. L’interruzione di un modello richiede un’azione deliberata e spesso il supporto di un* professionista.
Chiarisci le tue esigenze
Scrivi una lista di requisiti concreti che il/la partner ideale dovrebbe avere: comunicazione quotidiana costante, disponibilità emotiva per conversazioni difficili, incontro con persone importanti entro tempi ragionevoli, impegno esplicito ed esclusività entro un periodo definito. Queste non sono pretese, ma filtri di allineamento.
E ti assicuro che potenzial* partner compatibili non saranno spaventati dalla tua chiarezza, anzi, la apprezzeranno.
Distingui l’osservazione dall’interpretazione
Se qualcun* desiderasse una relazione impegnata con te, il suo comportamento lo comunicherebbe in modo inequivocabile.
Non avresti bisogno di decifrare segnali contrastanti. La confusione cronica è di per sé già un’informazione. Esercitati a dichiarare fatti osservabili: “manda messaggi in modo incoerente” invece di “probabilmente è molto occupat*”.
Riconosci il gaslighting negli appuntamenti
Il gaslighting implica che qualcun* ti faccia mettere in discussione le tue percezioni che in realtà sono ragionevoli.
Tra gli indicatori, ci potrebbero essere: farti credere che volere chiarezza sia irragionevole, farti considerare frettolose le tue tempistiche o accusarti di essere “troppo… (scegli tu cosa)” nell’esprimere bisogni positivi e sani.
Il tuo desiderio di impegno e reciprocità, non è follia. Le tue esigenze ragionate, probabilmente, non sono eccessive.
Elabora le tue paure basate sull’evitamento
Le persone rimangono in situazioni scomode perché andarsene attiverebbe in loro paure: quella di rimanere soli/sole a tempo indeterminato, quella di credere che questa rappresenti la loro migliore opzione, quella di avere bisogni ritenuti eccessivi.
Ti assicuro che tollerare temporaneamente emozioni difficili, è preferibile al permanere in schemi relazionali che non favoriscono il proprio benessere.
Comunica in modo chiaro e assertivo
I/le partner veramente compatibili, non si lasciano scoraggiare dalla conoscenza delle tue esigenze.
Esercitati così: “vorrei costruire una relazione seria. È in linea con ciò che stai cercando?” oppure “ho bisogno di chiarezza sul fatto che stiamo costruendo un rapporto impegnato”.
Se ti senti spaventat* dal porre certe domande, è il segnale che hai bisogno di supporto. Non per evitare la conversazione, ma per affrontarla con sicurezza.
Cosa ha imparato la mia cliente grazie al percorso di consulenza che abbiamo fatto insieme?
Lucia ha imparato a fermarsi quando provava un’intensa attrazione per qualcuno di nuovo e a chiedersi come prima cosa: “è chimica o è il mio sistema nervoso che riconosce un familiare atteggiamento di indisponibilità?”
Questa semplice interruzione e solo uno dei tanti strumenti che si è portata a casa dal nostro percorso e che le ha permesso di fare scelte consapevoli anziché automatiche.
Lucia ha appreso nuovi modelli sostenibili, concentrandosi sulla chiarificazione dei suoi bisogni autentici senza lasciarsi trascinare dalla paura inconscia di rimanere sola, accontentandosi quindi delle briciole.
Ha imparato a identificare i segnali di pericolo e gli indicatori di disponibilità genuina, sviluppando la capacità di ricevere un “amore sicuro”.
E infine Lucia, prima di terminare il percorso con me, ha fatto pace con la frustrazione legata a tutto il tempo “sprecato” in relazioni che non portavano da nessuna parte, e con la rabbia per aver ignorato i segnali d’allarme.