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Coppia libertina con 35 anni di differenza: «L’amore non ha età, i pregiudizi sì»

Una coppia nata su una piattaforma di sugar dating racconta la propria storia: 35 anni di differenza, relazione aperta, cuckolding e amore oltre gli stereotipi.

Tre anni e mezzo fa si sono conosciuti su una piattaforma di sugar dating. Oggi sono una coppia che vive apertamente una relazione fuori dagli schemi, caratterizzata da una differenza d’età di 35 anni, dalla non monogamia consensuale e da una profonda ricerca di autenticità.

La loro storia sfida molti dei luoghi comuni più diffusi sulle relazioni age gap: non si riconoscono nei cliché del “vecchio ricco” e della “giovane interessata”, né in quelli che vedono nella non monogamia un’assenza di amore o di impegno. Al contrario, raccontano una relazione costruita su dialogo costante, trasparenza e libertà reciproca.

«Ci siamo messaggiati prima sulla piattaforma, poi su telegram, ma in maniera sempre più intensa e personale, lontano dagli standard di corteggiamento formale e spesso un po’ bavoso di queste situazioni.

E fu questo a colpirci reciprocamente: eravamo persone che parlano da persone e non solo dei corpi, che tengono la loro vita reale separata dalle avventure

Come nasce una coppia con 35 anni di differenza

Carlo e Francesca si sono conosciuti attraverso una delle più note piattaforme di sugar dating. Quello che li ha colpiti fin dall’inizio, però, non è stato l’aspetto economico o fisico.

Le loro conversazioni si sono rapidamente allontanate dalle dinamiche tipiche dell’ambiente online, diventando sempre più profonde.

La differenza di età non è mai stata percepita come un ostacolo all’interno della coppia.

«Nella vita quotidiana non la sentiamo. Per gusti, interessi e stile di vita abbiamo spesso la sensazione di appartenere alla stessa generazione. Più che un problema per noi, sembra essere un problema per gli altri.»

Age gap e pregiudizi: quando gli stereotipi parlano più delle persone

La coppia è consapevole di rappresentare una realtà che suscita reazioni forti.

Secondo loro, i pregiudizi non riguardano soltanto la differenza d’età, ma si sommano ad altri aspetti della loro identità: l’origine sugar della relazione, la non monogamia, la genitorialità di Carlo e la loro esposizione pubblica sui social.

Ciò che li infastidisce maggiormente è la convinzione diffusa che in una relazione con una forte differenza generazionale non possa esistere amore autentico.

«Molti danno per scontato che ci siano solo interesse economico, sfruttamento o bisogno affettivo. Ci chiediamo sempre: perché è così difficile immaginare che due persone possano semplicemente amarsi?

Ogni nostro aspetto è oggetto di pregiudizio: differenza di età, origine sugar, relazione aperta. Solo la discriminazione territoriale ci manca e un po’ quasi ci dispiace “maiali terroni, napoletano checca, troia del Sud”.

Restituirebbero la fotografia completa di un’Italia che ha sempre meno vergona di apparire per quel che è… misogina, omofoba, arrabbiata, ignorantella e incapace di accettare l’altro chiunque esso sia.»

I vantaggi di una relazione tra generazioni diverse

Se gli altri vedono un divario, loro vedono un’opportunità.

Carlo racconta spesso a Francesca aspetti della vita che appartengono a un’altra epoca: le cabine telefoniche, i cambiamenti culturali, le storie dei nonni e dei bisnonni.

«Più che altro ci infastidiscono i luoghi comuni, la banalità di certe letture: lui ricco (manco vero) lei ne approfitta; lui porco, lei giovane carne da sfruttare. Ma per noi è quasi una sfida culturale, più che un cruccio personale.

Poi nel privato ce lo chiediamo: ma io ti uso? Ma è per reciproca onestà, non per pressione sociale.»

Per Francesca, invece, ascoltare chi ha vissuto più a lungo rappresenta una ricchezza.

«Mi hanno sempre affascinato le persone che sembrano aver vissuto dieci vite. Alcuni coetanei di Carlo possiedono una profondità di esperienze che trovo irresistibile e li ascolterei per ore.

Probabilmente trovo interessanti quelle storie perché le cabine telefoniche del mio paese sono rimaste in funzione fino a quindici anni fa e ricordo me e mia sorella andare a caccia di monetine nei cassettini che erogavano il resto, ma i racconti di chi ha vissuto più a lungo di me mi hanno sempre affascinata.

La “vecchia” generazione parlava di più, faceva di più. Mi sono sempre trovata più a mio agio con i coetanei di Carlo che non con i miei.»

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Una relazione fuori dagli schemi fin dal principio

Sessualità, identità e libertà

Già dai primi appuntamenti la coppia ha scelto di raccontarsi senza filtri.

Parlando apertamente dei propri desideri, hanno scoperto di condividere una visione della sessualità curiosa, consensuale e lontana dai modelli convenzionali.

Per Carlo, il proprio lato femminile è una componente importante dell’identità personale. Francesca, invece, ha trovato nella relazione la possibilità di conciliare aspetti che per lungo tempo aveva considerato incompatibili: amore, libertà e dinamiche di dominazione consensuale.

«Pensavo che sentimento e dominazione non potessero convivere. La nostra relazione mi ha dimostrato il contrario.»

«Dal secondo appuntamento ci siamo detti chi siamo e qual è la nostra sessualità non binaria, non convenzionale, ma soprattutto curiosa e aperta ad ogni esperienza nuova nei limiti della non-violenza, della consapevolezza e del libero consenso.

In quelle poche ore lei dichiarò di voler essere sottomessa, io di essere spesso una donna e che il kinky può convivere con l’amore.» (Carlo)

Kinky e giochi condivisi

«La dinamica maturo/giovane esalta uno dei nostri kinky, quello che chiamiamo la “zia ugaggine”: il vecchio porco, o la vecchia porca, che seduce, insegna e corrompe la/il fanciulla/o senza esperienza.

Lo Zio Ugo è un nostro archetipo comune, che abbiamo sviluppato ognuno per conto suo…»

Il ruolo della comunicazione

Se esiste un elemento che definisce il loro rapporto, è la comunicazione.

«Parliamo continuamente… Stamo sempre a parla’!!!», scherzano.

Ogni emozione, dubbio o cambiamento viene condiviso e rielaborato insieme. A volte immediatamente, altre volte attraverso mesi di riflessioni e conversazioni successive.

Per loro la comunicazione non è soltanto uno strumento per risolvere i problemi, ma il vero motore dell’evoluzione della coppia.

Come definite e ridefinite nel tempo i vostri confini?

«Naturalmente, se si tratta di confini reciproci, come è stato per le dinamiche cuckold; spesso per strappi, se si tratta degli altri, cioè per tentativi estremi, ponderati, ma le cui conseguenze sono ignote.

Le cose in genere le capisco la notte per intuizioni e minzioni: mi sveglio per andare a fare pipì, il momento più lucido della mia gironata, e capisco che qualcosa è cambiato. Quando mi regalò un reggiseno rosa intenso con il choke con catenella incorporato capii che il mio essere femmina non solo le piaceva, ma voleva estremizzarlo.

Stavo facendo appunto pipì, ma il giorno dopo ne parlai con lei. In ogni caso, c’è sempre una rielaborazione successiva, personale di ognuno che condividiamo e ulteriormente elaboriamo. Non è una regola: è il nostro modo di relazionarci. Questo non significa che esistiamo solo se ci raccontiamo: ci raccontiamo perché esistiamo. (Carlo)

Spesso parlando ci stupiamo della “chiaroveggenza” reciproca. Sembra che quando uno voglia provare a ridisegnare i confini, l’altro abbia già l’argomento pronto sulla punta della lingua. Forse parlando tanto i confini si ridisegnano da soli. Comunicarlo è solo il modo in cui ci assicuriamo che i nostri desideri continuino ad essere allineati.» (Francesca)

Ci sono stati momenti in cui avete dovuto rinegoziare accordi che inizialmente sembravano funzionare?

«Più che altro chiarire quello che intendevamo per certe cose. Io all’inizio (Carlo) volevo una fidanzatina, e ancora la voglio per entrambi, più che per me, una da affiancare a lei ma in posizione secondaria, di supporto, in una sorta di poliamore depotenziato e di coppia-plus piuttosto che di trio.

Lei temeva invece una posizione paritaria della terza. Ci si è parlati e chiariti, non senza tensione, ma abbiamo chiarito. Comunque, la terza ancora la cerchiamo…»

«Qualunque aggiunta alle nostre dinamiche deve arricchire entrambi, ma oltre a noi non c’è nulla di indispensabile. Abbiamo rivisto e modificato le modalità di approccio: siamo diventati più attenti e selettivi negli incontri e poi… il mio più grande fallimento: avrei dovuto trovare io la “fidanzatina”, ma ho scoperto che con le ragazze che mi piacciono non ci so proprio parlare.

Ecco, forse è l’unico accordo che abbiamo dovuto cambiare per “cause di forza maggiore”.» (Francesca)

Qual è la conversazione più difficile che avete affrontato come coppia?

«Quella sui figli desiderati e sulle relazioni pregresse mie, della responsabilità di famiglie passate (Carlo).

Abbiamo entrambi delle famiglie ingombranti (Francesca), anche se in maniera diversa. Le nostre scelte di vita non potranno mai prescindere completamente dalle loro.

La difficoltà vera non è parlarne tra di noi, ma è quel costante sentirsi tirare tra due realtà diverse mentre proviamo a trovare il modo di farle coesistere.»

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Cuckolding, non monogamia e fiducia reciproca

Come hanno scoperto il cuckolding

L’avvicinamento al cuckolding è nato gradualmente, come naturale evoluzione della curiosità sessuale condivisa.

Entrambi sottolineano però come le etichette siano spesso riduttive.

«Le stesse esperienze possono assumere significati diversi a seconda delle persone coinvolte e del momento che stanno vivendo… al cuckolding ci siamo arrivati per la voglia di condividere un maschio, di essere femmine insieme, quindi con un terzo bisex.

Di lì al terzo dedicato più a lei il passo è stato breve. Ma è una concettualizzazione, il cuckolding: si può farlo a tre senza che ci siano sweet, bull e cuckold.

La stessa situazione la puoi rivestire anche con altri significati, dipende dalle persone che hai davanti e dalla voglia del momento.»

Per Carlo il punto centrale non è mai il terzo partner, ma Francesca.

«Mi piace vederla desiderata. Attraverso gli altri continuo a vedere noi. È la mia pornostar preferita, anzi l’unica: vedo poco il porno.»

Quali idee sbagliate vengono più spesso associate alla pratica del cuckolding?

«Lei zoccola, lui cornuto. Lei affamata di maschioni, lui un debole remissivo. E ancora una volta “se si cerca altro allora non vi amate”.

In realtà è una pratica con mille sfumature, nelle quali il terzo è spesso solo un comprimario, quasi un sextoy. Suona male, lo sappiamo, ma è un modo provocatorio per dire che la coppia è al centro sempre, anche quando il cuck è ridotto a semi-schiavo.

Non è il nostro caso, ma anche se lo fosse, pensiamo entrambi che ci vogliano più palle ad essere cuck che bull

In che modo questa esperienza ha influenzato la vostra intimità emotiva?

«Apparentemente in alcun modo, ma in me qualche segno lo ha lasciato, recentemente. Concettualizzare la presenza di un secondo maschio come cuckolding, dare al terzo il ruolo di bull, è stata una scelta soprattutto mia che ho voluto indagare la dinamica, aumentandone i livelli, esperienza dopo esperienza, fino ad esserne emotivamente quasi sopraffatto.

Ma per eccesso di costruzione e di processo mentale, non per i comportamenti di Francesca, al quale il gioco piace, ma non in tutte le implicazioni che esso spesso comporta ed è sempre attenta alle mie reazioni.

Il passaggio con il quale ho dovuto fare i conti è questo: mi piace essere femmina con lei? Bene, lei però ha bisogno anche di un maschio e se non lo sono io, che lo siano gli altri.

Me lo sono tagliato da solo, ben oltre la gabbietta (cage). Poi cercandolo e temendo di non trovarlo più, forse mi sono spaventato…» (Carlo)

«Per me ha sempre influenzato la fantasia, mai la nostra realtà. Erano semplicemente i termini che usavamo per eccitarci. È stato leggendo uno degli ultimi racconti scritti da Carlo che ho capito che forse si stava spostando anche altro.

Mi piace quando si sente femmina e quando si definisce cornuto, mi piace anche quando mi prende con forza “da maschio”, ma in un modo o nell’altro, non mi fa mai sentire la mancanza di nulla. È sempre lui.» (Francesca)

Secondo la vostra esperienza quali competenze relazionali ritenete indispensabili per vivere esperienze non monogame in modo sano?

«Banalmente la fiducia reciproca e la voglia di fare scoperte insieme.

Ma soprattutto la disponibilità ad accettare le conseguenze emotive del gioco, le possibili ferite, perché ci sono, e a parlare delle cose che non vanno subito, appena avvengono. Inoltre, non solo il maschio è esposto a fragilità in questo gioco, ma anche la donna.

Francesca ama essere usata, ma non è una bambola erotica. Se ci venisse meno la forza o la voglia di farlo non la vivremmo come una sconfitta o un ripensamento, ma come  una consapevolezza nuova. Almeno crediamo: finché le cose non le vivi, non puoi sapere.»

Gli errori più comuni sulla non monogamia

Secondo loro, uno degli equivoci più diffusi consiste nel pensare che la ricerca di esperienze esterne alla coppia sia incompatibile con l’amore.

In realtà, spiegano, nelle relazioni consensualmente non monogame il nucleo centrale resta quasi sempre la coppia stessa.

La presenza di altre persone non sostituisce il legame principale, ma può diventare uno strumento di esplorazione condivisa.

Come distinguete fantasia, desiderio e realtà nelle vostre dinamiche?

«La fantasia porta a sperimentare e la realtà diventa fantasia successiva. Godo e godiamo più pregustandoci e ricordando le situazioni che vivendole per davvero. (Carlo)

Nel momento in cui quella fantasia viene detta ad alta voce diventa già realtà. Facendo un esempio pratico: per noi il bacio con il terzo è un divieto assoluto, ma in una situazione ho condiviso con Carlo la voglia di rompere questa regola con uno dei nostri bull.

Anche se mi avesse dato il via libera non lo avrei mai fatto davvero, ma ovviamente da quella fantasia sono nate conversazioni e confronti importanti.» (Francesca)

La gelosia esiste anche nelle coppie aperte?

La risposta è sì.

Anzi, Carlo ritiene che la gelosia faccia parte del gioco.

«Può essere dolorosa, ma anche eccitante. L’importante è riconoscerla e affrontarla senza negarla.»

Per entrambi, la differenza sta nel fatto che la gelosia viene discussa apertamente, senza trasformarla in un tabù.

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Dallo sugar dating all’amore

Il denaro ha un ruolo nella vostra relazione?

Nonostante si siano conosciuti su una piattaforma di sugar dating, entrambi chiariscono che la dimensione economica non ha mai rappresentato il fondamento della loro storia.

«Pagare una cena o contribuire a un viaggio non significa costruire una relazione economica.»

Per loro il rapporto si basa su cura reciproca, affetto e autonomia personale.

Francesca ricorda di aver rifiutato fin dall’inizio qualsiasi forma di dipendenza economica.

«Non volevo che esistesse un vincolo finanziario tra noi.

Il confine è stato chiaro da subito: senza nemmeno sapere delle nostre origini sugar, una mia amica ha suggerito che lui dovesse pagarmi l’affitto e le ho risposto che non volevo nessun vincolo economico che mi legasse a lui.

Tempo dopo, durante la scrittura di questo episodio all’interno del libro, Carlo mi ha confessato di averci pensato, ma di non averlo mai proposto per lo stesso motivo. (Fracesca)

…Il vecchio porco che approfitta della giovane troia che approfitta delle debolezze del vecchio porco. La verità è che in Italia non si ha la minima cultura dello sugar dating, che un anglosassone, abituato ai concetti di mentorship, angel, fraternity e sorority, capisce benissimo.

Siamo un paese con molte certezze e poche conoscenze, tanti vizi privati e pubbliche virtù solo di facciata.» (Carlo)

Raccontarsi sui social tra curiosità e odio online

La scelta di condividere pubblicamente la loro esperienza è nata inizialmente per accompagnare la scrittura di un libro.

Con il tempo, però, i social sono diventati uno spazio di confronto e dialogo.

Accanto alla curiosità e alle richieste di consigli, hanno però scoperto anche il lato più aggressivo del dibattito online.

«La cosa che ci colpisce di più è la violenza con cui alcune persone reagiscono a ciò che non comprendono.»

Una reazione che considerano pericolosa soprattutto per chi è più vulnerabile e meno preparato a gestire l’odio digitale.

Cosa hanno imparato l’uno dall’altra

La scoperta più inattesa

Quando si chiede loro quale sia stata la sorpresa più grande di questi anni, la risposta arriva immediata.

«Di poter essere una coppia.»

Una frase semplice che racchiude molte delle complessità del loro percorso.

Entrambi raccontano di essere cambiati profondamente grazie alla relazione, ma senza perdere la propria identità.

Per Carlo il cambiamento più importante è stato imparare ad accettare la possibilità di evolvere senza sentirsi incoerente.

Per Francesca, invece, la scoperta è stata comprendere che libertà e appartenenza non sono necessariamente opposti.

«Personalmente odio il potere, esercitarlo e subirlo. Però, Lo squilibrio di potere è insito in ogni relazione tra persone e in ogni coppia e prescinde dall’età. Nel nostro caso l’esperienza maggiore potrebbe essere fonte di potere, ma anche il detenere una gioventù desiderata e ormai persa potrebbe esserlo.

La paura di perdere l’altro spesso è fonte di squilibrio, magari lo è anche per noi a momenti alterni, non so. Negare l’esistenza del potere in una coppia però è il vero pericolo e se vuoi regolarlo con carte costituzionali interne, burocrazie domestiche e rituali, già hai perso.

Nel nostro caso, il potere circola e anche se lei è dichiaratamente schiava e sottomessa, io mi sottometto spesso al suo fascino femminile e alla sua fragilità di giovane donna. La verità è che io vorrei essere lei: quale potere maggiore potrebbe avere?»

Che cos’è l’intimità oggi?

La loro definizione di intimità è sorprendentemente quotidiana.

Per lui può essere una birra al parco o il modo in cui si guardano e «dirsi troia reciprocamente con compiacimento.»

Per lei sono le conversazioni che continuano fino a notte fonda.

Entrambi, però, concordano su un punto: l’intimità è la possibilità di raccontarsi senza paura.

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Aspetti psicologici e identitari

«Ci stiamo scrivendo un libro intero al riguardo… Ogni giorno scopriamo sfumature diverse o abbiamo conferme di quel che sapevamo o sospettavamo già.

La domanda che ci facciamo e alla quale non abbiamo trovato ancora risposta è: eravamo già così e ora gli stiamo dando forma e voce o ci stiamo reciprocamente modificando? Sono sicuramente una persona diversa oggi rispetto a 3 anni e mezzo fa.

Non dico migliore, poiché la vera differenza rispetto al passato è nella serenità data dalla consapevolezza che posso cambiare, negare quel che ero un attimo prima, evolvermi senza smarrirmi.

Affrontavo il mio lato femminile con ben altre ansie. Oggi sono femmina come e quando mi va, senza neanche travestirmi. (Carlo)

Tre anni e mezzo fa ero una finta libera. Me lo ha fatto notare Carlo quando per la prima volta mi sono messa in ginocchio per lui, rispondendo a dinamiche sbagliate del mio passato.

Non so se sono cambiata con lui o grazie a lui, so che c’è sempre stato e che aveva ragione al secondo appuntamento: posso essere amata ed essere punita, essere libera ed essere sottomessa. Ho imparato a scegliere, ho imparato a dire di no. Ancora con qualche scivolone, ma è normale così.» (Francesca)

In che modo la vostra esperienza ha cambiato il vostro modo di intendere amore, fedeltà e libertà?

«Fondamentalmente, credo che abbiamo scoperto il potere liberatorio della verità e della trasparenza. Io, il monogamo più infedele della storia o l’infedele più monogamo mai esistito, ho finalmente ottenuto quel che avevo sempre desiderato: appartenere senza smettere di essere io e di essere libero. (Carlo)

Con la persona giusta non smetti mai di sentirti libero. Mi sento libera di essere la troia che sono, ma anche di esserlo molto meno di quanto voglia dare a vedere.» (Francesca)

Quali vulnerabilità emergono più facilmente in una relazione come la vostra?

«Quando cammini sulla fune sospesa ogni vulnerabilità è fatale se l’ascolti troppo.

Io le ho tutte: insicurezza, paura dell’abbandono, gelosia, saturazione da kinky, ma nessuna che prende il sopravvento e nessuna per troppo tempo.

Ciclicamente si fanno avanti e le affronto, per lo più insieme con Francesca. E sono fortunato che ogni volta che io mi sento vulnerabile non lo è lei o che lei abbia abbastanza forza anche per me.» (Carlo)

Quale convinzione sulle relazioni avete completamente cambiato nel corso degli anni?

«Mio padre diceva che le persone si “vendono il mestiere”, oggi si direbbe fanno marketing di sé stessi, anche nella coppia. Pensavo lo facessero tutti, nel tempo ne ho incontrati tanti che non lo facevano ed erano sinceramente innamorati. (Carlo).

Tutte quelle che ci vengono insegnate dai film: l’amore può cambiare una persona, l’amore deve essere drammatico e pieno di tensioni, ma anche fatto di grandi gesti dimostrativi, di urla e inseguimenti e dichiarazioni sotto la pioggia e potrei aggiungerne a centinaia. Nulla rovina l’amore più di Hollywood.» (Francesca)

Guardando al futuro

Infine ho chiesto a Carlo e Francesca se ci sono aspetti in cui la differenza di età tra loro si sente maggiormente, ed ecco cosa mi hanno risposto:

«Al momento no. Quando verrà l’epoca del catetere o del pannolone, Francesca ha già delle consegne precise. Al momento quando facciamo running insieme, lei resta dietro. Ok solo sulla distanza e non sullo scatto, ma mi accontento ahahah.»

Se tra dieci anni dovessero rileggere questa intervista, c’è una cosa che sperano non cambierà mai…

«Il modo in cui ci guardiamo. A letto e fuori, da soli e con altri.»

E, aggiunge Francesca:

«Il modo in cui continuiamo a parlare di tutto.»

Una risposta che, probabilmente, racconta la loro relazione meglio di qualsiasi etichetta.

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