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Valentina Nappi intervista

Valentina Nappi: razionalità, natura, IA e le contraddizioni della società contemporanea

Intervista a Valentina Nappi su natura, IA, manosphere, stigma sociale e cultura contemporanea.

In questa intervista per il mio blog, ho scelto di porre a Valentina Nappi alcune domande che attraversano i nodi più discussi del dibattito contemporaneo — identità pubblica, “manosphere“, stigma sociale, intelligenza artificiale, natura e tradizione.

Perché proprio queste domande e soprattutto perché proprio a Valentina Nappi?

A mio avviso il suo punto di vista si colloca spesso fuori dalle letture più convenzionali, e proprio per questo consente di mettere alla prova alcune categorie culturali che diamo per scontate.

Ne emerge una visione radicalmente razionale, critica verso le semplificazioni ideologiche e fortemente proiettata verso il progresso tecnologico.

Come potrai ben presto notare, in questo “articolo intervista” sono presenti di tanto in tanto dei box di approfondimento che contengono le note dell’autrice… cioè io.

Quindi ora beccati il primo qui sotto…

Dal punto di vista psicologico, le tematiche affrontate in questa intervista toccano dimensioni centrali della costruzione dell’identità contemporanea: il rapporto tra norme sociali e autocostruzione del sé, la polarizzazione dei discorsi di genere e il modo in cui le narrazioni culturali influenzano la percezione di sé e degli altri.

Ok… direi che ora possiamo entrare nel vivo dell’intervista a Valentina Nappi!

Negli ultimi dieci anni hai costruito una presenza pubblica che va oltre la tua professione nel mondo del porno e dei contenuti per adulti. Qual è l’idea su di te che il pubblico continua a fraintendere di più?

Che io rappresenti la trasgressione.

No, non rappresento la trasgressione! Io rappresento una regola — ferrea e intransigente — diversa.

Anzi, non mi sta bene nemmeno l’aggettivo “diversa”, perché presuppone una sorta di subordinazione logica a una norma, rispetto alla quale mi differenzierei. Non amo quindi parlare di regola diversa.

Preferisco parlare di regola razionale, lasciando intendere che dall’altra parte c’è l’irrazionalità. L’idea che la verginità — o un basso body count — sia un valore non è un punto di vista diverso dal mio che rispetto.

No! È una forma di irrazionalità, una sorta di equivalente morale del terrapiattismo.

La distinzione tra “trasgressione” e “regola razionale” può essere letta come un tentativo di costruzione identitaria basata sulla coerenza interna del sistema di credenze. In psicologia cognitiva, la tendenza a organizzare la propria identità in sistemi coerenti è stata ampiamente studiata come bisogno di consistenza cognitiva.

Cosa racconta secondo te la “manosphere” delle aspettative e delle insicurezze maschili nella società contemporanea?

Reagiscono a un femminismo che non cerca davvero l’uguaglianza formale e
la parità sostanziale
, ma utilizza le categorie di parità e di differenza in forme penalizzanti per gli uomini.

Il loro problema, però, è la fallacia naturalistica. Talora non descrivono nemmeno in maniera del tutto sbagliata la realtà — anche se spesso ipersemplificano o storpiano quello che ci dice la psicologia evoluzionistica, perché evidentemente non sono lettori molto attenti di David Buss, David
Schmitt
ecc. — ma il loro problema è che confondono sistematicamente il
piano descrittivo con quello deontico.

C’è da dire che sono in “ottima compagnia” da questo punto di vista (fallacia naturalistica). Ovviamente le loro ricette reazionarie aggraverebbero i problemi maschili anziché risolverli.

Il riferimento alla “fallacia naturalistica” è particolarmente rilevante: in psicologia morale indica la tendenza a derivare ciò che “è” da ciò che “dovrebbe essere”. Questo errore è frequente nei processi di radicalizzazione ideologica, dove dati descrittivi vengono trasformati in giustificazioni normative.

Valentina Nappi intervista

Se domani la tassa etica venisse abolita, quale sarebbe secondo te il problema più grande che resterebbe irrisolto: lo stigma sociale, la disuguaglianza fiscale o il modo in cui lo Stato decide cosa è “accettabile” e cosa non lo è?

Assolutamente lo stigma sociale. Le comunità concrete, i rapporti sociali concreti e le persone in carne e ossa sono molto peggio delle leggi e dello stato.

Anzi, se si rispettassero davvero le leggi saremmo molto più liberi. Chissà quante ragazze non fanno quanto la legge permette loro di fare a causa dei gruppi familiari e sociali a cui “appartengono”!

Il problema delle leggi, semmai, è che coi governi populisti si avvicinano al senso comune, che fa schifo.

Il tema dello stigma sociale richiama il ruolo delle norme implicite nella regolazione del comportamento. Anche in assenza di vincoli legali, le norme sociali agiscono come potenti sistemi di controllo attraverso meccanismi di approvazione e esclusione.

L’intelligenza artificiale (IA) sta ridefinendo creatività, lavoro e identità digitale. Cosa ti incuriosisce di più e cosa ti preoccupa di questo cambiamento?

Non mi preoccupa nulla, perché i vantaggi portati dal progresso tecnologico superano sempre — enormemente — i presunti svantaggi.

Credo che l’intelligenza artificiale renderà il lavoro nel porno sempre più stimolante. La distanza fra ideazione e realizzazione concreta delle idee si ridurrà sempre di più.

L’idea di una riduzione della distanza tra ideazione e realizzazione si collega ai concetti di “extended mind”, secondo cui la cognizione umana si estende oltre il cervello, integrando strumenti tecnologici e ambientali.

Hai spesso criticato le semplificazioni ideologiche. C’è un tema sul quale senti di non appartenere davvero a nessuna “tribù” politica o culturale?

Due temi: natura e tradizione. Nessuna tribù politica e culturale —
salvo forse certi transumanisti californiani — la pensa come me su
natura e tradizione.

Io penso che la natura sia il male. Non qualcosa di neutrale: il male. “Naturale” vuol dire casuale.

La natura è il caso.

Caso senza capacità progettuali, senza intelligenza. Caso acefalo. E crudele (crudele perché stupido). Lo stesso cervello umano deve le sue caratteristiche peggiori al fatto che è un prodotto della natura.

Certo, anche il progresso tecnico è un fenomeno in ultima istanza naturale, ma
è un fenomeno eccezionale (anch’esso è frutto del caso, ma è un frutto
eccezionale) che dà luogo alla nostra unica possibilità di emancipazione
dal male naturale.

Se fosse chiaro questo, nessuno ci penserebbe due volte a essere pro energia nucleare, pro editing del genoma umano, pro intelligenza artificiale senza limiti ecc.

Sulla tradizione si può fare un discorso simile.

La tradizione è una delle forme di conservazione del male naturale.

Quasi nessuna tribù politica e culturale ha il coraggio di dire che la tradizione è il male assoluto.

Ovviamente il mio discorso qui ti sembrerà iper-semplificato e caricaturale, ma se lo sviluppassi davvero occuperebbe migliaia di pagine.

La contrapposizione tra “natura” e “progresso tecnico” richiama uno dei dilemmi classici della filosofia della mente e della biologia culturale: fino a che punto l’essere umano può considerarsi “fuori” dai propri processi naturali?

Valentina Nappi intervista

Qual è la cosa che consideri moralmente inaccettabile e che invece la società sembra aver accettato come norma?

Il pedobattesimo, la circoncisione… Sono forme gravissime di violenza.

Il pedobattesimo è violenza simbolica (e io do tantissimo peso alla sfera simbolica), la circoncisione è violenza sia simbolica sia fisica.

Qual è una domanda che giornalist* e blogger continuano a non farti e alla quale invece ti piacerebbe rispondere?

Questa domanda che mi hai appena fatto: “Qual è una domanda che giornalist* e blogger continuano a non farti e alla quale invece ti piacerebbe rispondere?”.
E la risposta è, ricorsivamente, ”Qual è una domanda che giornalist* e blogger continuano a non farti e alla quale invece ti piacerebbe rispondere?”. All’infinito.

Immagina che questa intervista venga riletta tra dieci anni: quale idea o convinzione di oggi speri di aver mantenuto intatta?

Il tecno-ottimismo (vedi AI ecc.), ovviamente.

 

Arrivati alla fine, sono quasi certa che qualcun* qui si sarebbe aspettat* risposte diverse, ma soprattutto domande diverse. Conferme facili o una lettura più lineare dei temi affrontati e più superficialmente “coerente” alle foto di Valentina Nappi presenti nell’articolo.

In realtà, a mio avviso, l’intervista segue un percorso diverso: più teorico, più netto, a tratti anche spigoloso, lontano dalle semplificazioni a cui spesso il dibattito pubblico abitua.

Se hai letto fin qui, la domanda ora è anche per te: quali domande avresti fatto al posto mio? Te l’aspettavi diversa Valentina Nappi?

E quali temi avresti voluto trovare e non hai trovato?

Scrivimelo. Sono curiosa di vedere dove avresti portato questa conversazione.

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